Afghanistan: Uscire con Cautela

L’Afghanistan, già abbandonato dagli Stati Uniti dopo la guerra Sovietica degli anni 80, rischia di essere nuovamente lasciato in balia di sé stesso. Un’uscita affrettata delle truppe NATO potrebbe essere controproducente.

PERCHÉ È IMPORTANTE   Gli Stati Uniti sono vicini a raggiungere un accordo per la pace con i talebani Afghani. Questo accordo, però, potrebbe portare ad un ritiro precipitoso delle truppe Americane e alleate – Italia inclusa. Ad oggi, il contingente NATO conta all’incirca 16.000 uomini, il più numeroso è quello americano (8.475), seguito da quello tedesco e poi da quello Italiano (895).

 

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Noostante tutto, dopo 18 anni, l’Afghanistan è ancora vulnerabile al terrorismo e alla violenza.

DUE LATI DELLA MEDAGLIA   Abbandonare il paese senza la presenza di un accordo interno tra il Governo di Ashraf Ghani ed i Taliban potrebbe rivelarsi un errore. Governo e ribelli devono trovare un’intesa su temi delicati come i principi sharitici, esclusi dalla moderna Costituzione Afghana – rendendola dunque nulla per gli estremisti islamici – e sulla delicata gestione amministrativa e territoriale di un paese complicato.

Le trattative svoltesi a Doha tra l’inviato americano, Zalmay Khalilzad, ed i Taliban non ha incluso il Governo Ghani, poiché ritenuto un “fantoccio” da parte degli oppositori talebani.

Poiché il rientro delle truppe atlantiche avvenga in maniera efficace per il futuro dell’Afghanistan, il solo agreement tra le forze NATO (ovviamente guidate da Washington) e gli afghani rischia di non essere sufficiente. È necessario il secondo lato della medaglia: un delicato accordo interno tra i due schieramenti contrapposti – governo e Taliban.

Secondo i dati dell’Ispettorato Generale Speciale per la Ricostruzione Afghana (SIGAR) del governo Americano, la percentuale di territorio controllata del governo si è ridotta in maniera significativa negli ultimi anni, mentre i Taliban sono riusciti ad espandersi sia a livello territoriale che di consenso.

Afghanistan

I RISCHI   Le conseguenze di un’uscita affrettata senza un accordo comprensivo sono molteplici:

  1. Caos: lotta per il potere tra talebani e forze governative complice il vuoto di ordine e controllo lasciato dall’uscita delle forze atlantiche.
  2. Possibile ritorno del terrorismo: la posizione geostrategica dell’Afghanistan rende il paese vulnerabile a gruppi terroristi, facilitando allo stesso tempo i terroristi che operano in Europa e negli Stati Uniti. Un paese senza una chiara leadership, permetterebbe ai questi gruppi di aumentare sensibilmente lo sfruttamento di narcotici e risorse naturali afghane – come l’oppio – a loro vantaggio.
  3. Prospettiva globale: Una fuga/sconfitta per le forze atlantiche rappresenterebbe un messaggio di speranza per ribelli, guerriglieri e terroristi di tutto il mondo: operare liberamente e in modo aggressivo produce dei risultati.

UNA FINE ANCORA DA SCRIVERE     Sebbene l’obiettivo finale sia un processo di pace di proprietà degli Afghani che dovrà sicuramente includere una serie di accordi tra più parti, non bisogna cadere vittime della fretta.

La missione Afghana è sotto l’egemonia della NATO ed in quella sfera andrebbe discusso il suo futuro, né a Washington né a Roma tramite comunicati stampa. Secondo i dati forniti dalla Camera dei Deputati, il costo complessivo della missione Italiana in Afghanistan dal 2001 ad oggi è di oltre 7,5 miliardi di euro – contro i circa 800 miliardi di euro del governo Americano. Più’ di 50 dei nostri uomini non sono mai tornati.

Delineare il rapporto tra governo e talebani non sarà semplice, ma non si può abbandonare in questo modo l’Afghanistan dopo aver perso vite umane ed investito miliardi di euro. E mentre l’Occidente si prepara a lasciare il paese, Mosca è già pronta a rientrare in scena per svolgere (nuovamente) un ruolo egemonico…

La credibilità è la nostra forza. La nostra visione al vostro servizio.

Pietro Paganini
Presidente, Competere
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