Competenze 4.0: Serve un Piano NazionaleL'IDEA DI GIACOMO BANDINI

I governi sembrano aver dimenticato la seconda parte fondamentale del Piano Impresa 4.0, quella che prevede la creazione e la diffusione delle competenze. Continuare a puntare solo sulla domanda di beni (macchinari e software), senza guardare all’offerta di lavoro, creerà ancora più squilibrio nell’ecosistema produttivo. L’Italia è destinata ad occupare gli ultimi posti per skill digitali con gravi conseguenze nei prossimi decenni.

La Legge di Bilancio ha preso piano piano forma e per l’Impresa 4.0 non sembrano cambiare di molto le misure in essa contenute. Il superammortamento e l’iperammortamento sono stati trasformati in credito d’imposta, mentre rimane la fumosa figura dell’innovation manager di cui le imprese potranno usufruire tramite voucher. Nelle strategie del governo c’è ancora qualche strascico di innovazione, ma la grande assente nel quadro Italia rimane la formazione del capitale umano.

PERCHÉ È IMPORTANTE L’indice DESI, pubblicato con cadenza annuale dalla Commissione Europea, evidenzia anno dopo anno la scarsa propensione del nostro paese a investire nelle competenze digitali. Inoltre, testimonia come tra l’evoluzione dei processi produttivi e l’educazione degli individui (a tutti i livelli) rimanga un importante gap ben lungi dall’essere colmato ai ritmi attuali. Nel 2018, alla voce Capitale Umano, l’Italia è retrocessa addirittura di un posto.

I DATI CERTIFICANO IL FALLIMENTO Più specificamente si prendano i numeri riferiti alle imprese che dovrebbero essere i primi beneficiari delle misure nelle varie Leggi di Bilancio. Nel 2017 e 2018 solamente l’11% delle piccole imprese (0-49 addetti) aveva avviato percorsi di formazione ICT al proprio interno, mentre di quelle medie il numero varia a seconda dell’anno tra il 27-25%. Le grandi aziende invece segnalano performance migliori: 52%. Sotto questo profilo l’Italia rimane ultima in Europa se comparata alle economie di maggiori dimensioni quali Germania, Francia, Spagna e Regno Unito.

Se, dunque, tra gli obiettivi del legislatore vi è stato quello di fornire stimoli alla creazione delle competenze digitali, possiamo dire che si tratta di un tentativo fallimentare. Sempre le statistiche raccolte dall’Istat evidenziano come dopo il Piano Industria 4.0 e Impresa 4.0 nelle imprese non sia aumentato il numero di addetti ICT. Al contrario, nel caso di quelle medie e grandi il trend è stato negativo.

QUALI ERRORI? Tra i maggiori della strategia Industria/Impresa 4.0 si può annoverare sicuramente quello di aver sbilanciato le risorse verso la sola acquisizione di beni strumentali e lo stimolo agli investimenti fissi. Inoltre, la carenza di continuità e stabilità politica rientra tra le cause principali del mancato sviluppo di una strategia coerente. Il susseguirsi di governi e ministri in pochi anni, con obiettivi ed esigenze diversi ha penalizzato l’impostazione data inizialmente dal Governo Renzi che prevedeva una prima fase dedicata agli investimenti fissi ed una seconda alla creazione dei Competence Center.

Una strategia nazionale deve avere ampio respiro. In particolar modo quando si tratta di lavorare sulle competenze e sulla formazione di centinaia di migliaia di studenti e lavoratori. Ignorare questo aspetto avrà conseguenze negative per l’innovazione e la produttività che necessitano sì di capitali, ma anche di forza lavoro qualificata.

Il ruolo della politica è mettere gli attori economici nelle condizioni migliori per operare e creare innovazione. In questo modo si sta ottenendo il risultato contrario e nel lungo periodo ne vedremo le conseguenze.

La credibilità è la nostra forza. La nostra visione al vostro servizio.

Pietro Paganini
Presidente, Competere
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