Energia e Clima: L’Italia senza Piano

Del Piano Nazionale Energia e Clima (PNEC) che il Governo avrebbe dovuto presentare alle istituzioni Europee entro il 2018, non si hanno notizie. Eppure il nostro Paese avrebbe necessità di delineare in modo nitido la propria strategia energetica. Attendiamo fiduciosi di capire come il Governo intenda proprio favorire la transizione energetica: come raggiungeremo i target Europei 2030?

PERCHÉ È IMPORTANTE   il Piano Nazionale ‘Energia e Clima’ dovrebbe fornire le risposte alle questioni energetiche e climatiche. Di questo documento chiave che delineerà anche le nostre politiche economiche ed industriali, purtroppo sappiamo ancora poco o niente. Nelle pieghe della Legge di Bilancio si trovano alcune misure temporanee come il programma di riqualificazione energetica degli immobili della Pubblica Amministrazione (25 milioni, il fondo per il 2019). Il futuro energetico del paese, tuttavia, ha bisogno di una road map precisa e di un piano esecutivo esplicito nelle sue componenti.

GLI OBIETTIVI STRATEGICI   L’esecutivo dovrebbe essere al lavoro per presentare ai cittadini e all’Europa una strategia che preveda:

  1. L’abbandono del carbone come fonte energetica entro il 2025;
  2. Il raggiungimento del 30% del consumo energetico finale tramite fonti rinnovabili.

Questi dovrebbero essere i capisaldi del PNEC, sorretto dai buoni presupposti dell’Accordo di Parigi. Nonostante la direttiva Red II approvata in sede Europea prevedesse il 32%, con l’attuale ritmo Italiano sulle rinnovabili, non si raggiungerebbe né 32% né il 30%, ma bensì un misero 22% (come riportato dai dati del GSE). Per raggiungere il target serve uno sforzo importante e un piano coraggioso.

L’interconnessione delle sfide energetiche e climatiche con quelle dell’innovazione e dello sviluppo è il punto di partenza per poter focalizzare gli investimenti maggiori. La riduzione di costi legata all’automazione tecnologica permette alle alternative rinnovabili di vincere il confronto con le fonti tradizionali. Per esempio, solo dal 2014, grazie ai processi di robotizzazione e digitalizzazione i posti di lavoro a livello mondiale di questo settore sono addirittura raddoppiati.

Le Nazioni Unite hanno recentemente confermato che un concreto avviamento di politiche climatiche a livello mondiale porterebbe alla creazione di oltre 65 milioni di posti di lavoro. Investire maggiormente nella transizione energetica vuol dire anche investire in nuovi posti di lavoro e contribuire alla crescita delle Pmi italiane.

PALLA AL BALZO   Il Piano Nazionale ‘Energia e Clima’, rappresenta una grande opportunità più che un compitino per Bruxelles. Questa occasione non va persa. Il Governo attraverso il Piano Nazionale ‘Energia e Clima’ può e deve sostenere maggiori investimenti per la produzione di energia derivante da fonti rinnovabili, concentrandosi su di un progressivo processo di decarbonizzazione. Come sostiene anche Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e già ministro dell’Ambiente, per 10 euro di finanziamento pubblico alle misure di attuazione del PNEC se ne attivano altri 30 di investimento privato, con un aumento previsto di 900 mila posti di lavoro solo nei prossimi 5 anni.

Ad oggi, l’88% degli investimenti energetici Italiani sono rivolti verso l’estero – in particolar modo verso il continente americano – mentre in Italia le centrali sono datate e poco funzionali per le sfide del futuro. Molteplici occasioni che il nostro paese non può permettersi di gettare al vento. Il nostro futuro energetico – e non solo – dipenderà da questo documento.

La credibilità è la nostra forza. La nostra visione al vostro servizio.

Pietro Paganini
Presidente, Competere
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