L’impronta digitaleL'IDEA DI PIETRO PAGANINI

Il monitoraggio del nostro impatto sull’ambiente o meglio il nostro grado di sostenibilità è diventato un’ossessione. Ci sono App per controllare il nostro impatto sull’ambiente. Alcuni tra di noi hanno ridotto i viaggi, il consumo dell’acqua, dell’energia elettrica, e di varie altre attività che potrebbero essere eseguite in altro modo con minore impatto sull’ambiente. Siamo convinti che la vita analogica inquini maggiormente mentre quella digitale ci consente di essere più sostenibile? È proprio vero?

PERCHÉ È IMPORTANTE? Per evitare di ripetere l’errore della plastica, cioè ignorare il suo devastante impatto sull’ambiente, è bene che affrontiamo con meno emotività ed entusiasmo e con più razionalità la trasformazione digitale del nostro convivere. Per rispondere alle nuove esigenze del nuovo stile di vita digitale le città si stanno trasformando, accogliendo bici, motorini, monopattini, auto, droni, robot, e magazzini di tutte le dimensioni.

INSTANT COST La possibilità di ottenere tutto in un click ha un costo. Sarebbe opportuno calcolarlo, sia in termini di impronta ecologica, sia di impatto sulle vite di ciascuno di noi, per esempio in posti di lavoro. Infatti, molti dei servizi che accompagnano il digitale sono interamente automatizzati cioè non richiedono forza lavoro umana. L’Home Delivery ci fa risparmiare tempo e risorse, e siamo convinti di inquinare meno standocene a casa.

CONGESTIONE Le città si riempiono di ogni genere di trasporto per far si che la merce che ordiniamo a casa arrivi puntuale passando attraverso magazzini di varie dimensioni ai margini e dentro la città. Infatti, il numero di acquisti, affitti, e richieste di spazi per lo scambio merci all’interno della città ha superato quello al di fuori delle mura cittadine. Nella città di New York transitano 1,5 milioni di pacchi al giorno. Nel 2017, FedEx, uno dei principali protagonisti del boom dell’e-commerce ha emesso 15,1 milioni di tonnellate metriche di CO2 per consegnare, UPS ne ha emessi 13,8 per consegnare 5,1 miliardi di pacchi (terra, aria). Erano 4,3 nel 2016.

L’ECONOMIA DEL DELIVERY Uber e Lyft hanno riconosciuto che le loro auto contribuiscono a peggiorare il traffico nelle città. Dovremmo aggiungere anche il problema salariale e lo stress da prestazione che ha portato al suicidio di alcuni autisti. Sempre più ristoranti stanno aprendo, ma senza alcun servizio di sala. Sono solo cucine predisposte alla preparazione del cibo da consegnare a domicilio. Anche i supermercati si stanno trasformando: meno visitatori, meno personale, ma più robot che compongono la spesa acquistata in remoto. Sono i così detti Dark Store. L’arrivo dei droni potrebbe accelerare ulteriormente la trasformazione delle città, ma anche la nostra impronta digitale, e i modi del convivere.

ILLUSIONE DINAMICA Rischiamo di rimanere di più a casa immersi nei nostri dispositivi. Non solo i negozi dei nostri centri stanno chiudendo, ma anche i grandi centri commerciali quali luoghi di shopping e ritrovo stanno lasciando spazio a magazzini ciechi dove robot instancabili compongono la nostra spesa e la consegnano. L’ideale che vede il digitale solamente come progresso e dinamismo non è che un’illusione se non accompagnato da una società e un sistema in grado di assorbirne le caratteristiche più innovative e mitigare gli effetti negativi.

Un esempio di ciò è la dimensione del lavoro che subirà un cambiamento inesorabile perché molte competenze di base sono e saranno sempre di più eseguite dalle macchine. Ma anche i lavori che restano, quelli meno “dinamici”, richiedono competenze digitali. I professionisti qualificati hanno queste competenze, mentre il personale meno qualificato, soprattutto in Italia, ne è sprovvisto. Di conseguenza il processo di trasformazione digitale si rallenta.

CHE FARE? Studiare come cambiano le città, la nostra impronta digitale e non solo quella fisica, e trovare soluzioni politiche ai nuovi problemi ecologici, del lavoro, e in generale della convivenza.

La credibilità è la nostra forza. La nostra visione al vostro servizio.

Pietro Paganini
Presidente, Competere
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