Intelligenza Artificiale: è una bolla?L'IDEA DI GIACOMO BANDINI

Il grande entusiasmo dietro all’Intelligenza Artificiale potrebbe nascondere un fenomeno speculativo di grandi dimensioni. Eppure, se applicata concretamente e supportata in modo elastico dalle istituzioni, l’AI rappresenterà un futuro migliore. 

L’Intelligenza Artificiale (AI) è la grande promessa degli ultimi anni. I messaggi che circondano questo indefinito concetto sono usualmente visionari e positivi. Le nostre vite stanno per cambiare, sempre più guidate da algoritmi, dati e infrastrutture digitali verso una condizione di maggiore benessere. Ma come tutte le storie che sembrano troppo belle per essere vere, l’AI contiene delle insidie nascoste che potrebbero preannunciare una bolla tecnologica e, soprattutto, economica di dimensioni indeterminabili. È necessario procedere con cautela in questo mare cibernetico. 

Miliardi di investimenti in rapida crescita a livello globale nell’ultimo decennio. Politiche pubbliche che si stanno concentrando sempre più verso lo sviluppo di programmi di ricerca tecnologica “intelligente” in partnership con aziende private. Finanziamenti in espansione verso startup focalizzate sull’AI il cui reale valore (e la cui utilità) è sconosciuto. Gli ingredienti per una bolla ci sono tutti e lo dimostrano i dati. 

 

Fonti: Economist & OECD 

Come emerge da un’analisi del Boston Consulting Group e dall’AI Index 2018, sviluppato dalla Stanford University, nelle early call con analisti e investitori delle maggiori public company a livello mondiale le menzoni all’AI sono aumentate vistosamente. Nelle aziende IT, queste menzioni tra il 2015 e il 2017 si sono decuplicate con un tasso di crescita che supera le applicazioni di Intelligenza Artificiale da parte delle medesime aziende. Un segno, quest’ultimo, della crescente attenzione verso un tema ancora tutto da esplorare. 

Se le applicazioni dell’AI sono infinite, quelle ad oggi effettivamente sperimentate e futuribili sono ancora limitate. Alcuni mercati sembrano essere, però, più propensi all’investimento. Altri scontano alcune difficoltà strutturali. Il tessuto economico europeo si caratterizza per una propensione a costruire mercati e imprese scalabili di gran lunga inferiore a quella degli USA e della Cina. Quali possibilità hanno le PMI (il 95% circa dell’economia) del Vecchio Continente di competere a livello globale con i competitor americani e cinesi? 

Sono da considerare altri fattori che rendono l’AI imprevedibile: 

  1. Quale è la capacità dei Governi, delle burocrazie e della politica di stare al passo con lo sviluppo di nuove tecnologie avanzate? La regolamentazione potrebbe essere un freno così come un’ancora di salvezza;
  2. La moltiplicazione e la frammentazione delle skill richieste da un mercato così complesso potrebbe non essere assorbita adeguatamente dal mercato. Se l’AI subisse un’accelerazione improvvisa il mismatch fra domanda e offerta continuerebbe ad essere imponente in molte realtà (lo abbiamo sperimentato con l’Industria 4.0). Se al contrario l’AI si sviluppasse molto lentamente, in alcuni Paesi (USA e China) si creerebbe l’effetto opposto ossia gran parte del capitale umano iper-qualificato diventerebbe sottoimpiegato. Sono in grado i sistemi nazionali d’innovazione di modellare le proprie istituzioni a seconda dello scenario?;
  3. Come reagirebbero i mercati finanziari ad un’eventuale rallentamento nello sviluppo delle tecnologie AI? Soprattutto dopo un decennio di investimenti spinti dalle promesse di maggiore produttività, taglio dei costi e di nuove opportunità di business. 

Di fronte a tali incognite, cui andrebbero aggiunti anche i temi della privacy e della cybersecurity, l’AI rivela la sua natura fatta di sofisticazione e complessità. Molti analisti, operatori di mercato e decisori ne hanno enfatizzato solamente gli innegabili lati positivi. Tuttavia è necessario considerarne anche quelli più rischiosi. 

Sarà l’AI una bolla tecnologica? Non è detto. Le applicazioni reali potrebbero portare davvero un cambiamento significativo nella quotidianità (soprattutto nel settore medicale e sanitario e della difesa). Ciò significherebbe che il settore non sarebbe ad uso e consumo dei soli speculatori, ma potrebbe segnare un intervallo tecnologico vicino alla Quarta Rivoluzione Industriale. 

È una bolla economico-finanziaria? Gli indizi ci sono. E le istituzioni sono le prime a dover applicare la massima cautela. Troppi sono i dubbi in sospeso sul suo reale valore. Dalla velocità con cui verrà implementata dipende il suo futuro e la verità dietro centinaia di miliardi di investimenti che, ad oggi, rimangono avvolti nell’incertezza. 

La credibilità è la nostra forza. La nostra visione al vostro servizio.

Pietro Paganini
Presidente, Competere
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