All’indomani dell’accordo del governo sulla finanziaria, l’articolo di Paganini (disponibile qui) offre un quadro acuto e realistico della nostra economia, illustrandone i principali punti critici.
Pur avendo a disposizione vari elementi e potenzialità, che farebbero auspicare l’avvento di un nuovo “rinascimento”, è disarmante notare come la crescita economica nel nostro paese sia in una fase di stallo, se non addirittura di retrocessione. La colpa? Non certo degli imprenditori nostrani, animati (nonostante tutto) dalla volontà di cambiamento e disposti al sacrificio. I problemi nascono dalla classe politica, quella classe in cui il tanto agognato “spirito rinascimentale” è latente, se non addirittura mancante.
Le continue contraddizioni in seno alla maggioranza, la crescita della pressione fiscale, le barriere innalzate dagli attuali (così come dai precedenti) governanti, la mancanza di progettualità di lungo periodo, nonché la crescente concorrenza delle economie del Centro e dell’Est Europa sono fattori che sicuramente non incoraggiano le imprese nel nostro paese.
Siamo inoltre vittime di un conservatorismo veterosindacale che tende a privilegiare i detentori di uno status acquisito a scapito delle nuove generazioni, che non vengono coinvolte nel processo di innovazione e cambiamento .
In questo quadro la politica attuale pare più orientata al mantenimento e al consolidamento del potere che al perseguimento di quegli obiettivi che la globalizzazione ha portato alla ribalta: la modernizzazione dell’ economia, una maggiore competitività, meno ostacoli e più innovazione.
Il tutto inserito in un appropriato contesto politico.
La speranza è quella di una svolta che, a partire dai vertici politici, porti ad un radicale cambiamento della situazione attuale ,all’ insegna dello sviluppo e del proliferare benefico di quelle facoltà e potenzialità di cui sono ricchi i nostri “business-men”.