La Circolarità dell’Economia Per un Rilancio Produttivo

La storia insegna come l’economia lineare – quella del prendere, fare e smaltire – si sia resa responsabile di vaste conseguenze sia sul piano ambientale che sociale, con effetti nefasti. Per questo il futuro sarà invece appannaggio dell’economia circolare: un’economia, per sua natura, di recupero in cui si tratta di fare di più con ciò di cui già disponiamo.

Per fortuna le attuali politiche messe in atto dalla Commissione Europea, sembrano muoversi davvero a favore di una rivoluzione in termini di economia circolare, come ad esempio la proposta secondo cui i Paesi membri debbano garantire entro il 2030 il riciclaggio del 70% dei rifiuti urbani e dell’80% dei rifiuti di imballaggio, e a partire dal 2025, rispettare il divieto di collocare in discarica i rifiuti riciclabili e biodegradabili.

In Europa un sistema circolare creato grazie a nuove tecnologie e nuovi materiali sarebbe in grado di aumentare fino al 3% la produttività delle risorse. Questo modello – che pone al centro la sostenibilità del sistema, in cui non ci sono prodotti di scarto e nel quale le risorse vengono costantemente riutilizzate – genererebbe per le economie europee un risparmio in termini di costi di produzione e utilizzo delle risorse di base pari a 1.800 miliardi di euro l’anno entro il 2030, che si tradurrebbe in una crescita del Pil fino a 7 punti percentuali e in più alti livelli di occupazione. Con il reddito disponibile delle famiglie europee che potrebbe risultare superiore di ben l’11% rispetto al percorso di sviluppo attuale.

L’economia europea di oggi si fonda infatti su un sistema di creazione di valore molto inefficiente. Nel 2012, in Europa, sono state utilizzate in media 16 tonnellate di materiali per abitante: solo il 40% è stato riciclato o riutilizzato. Complessivamente, questo sistema di produzione e utilizzo dei prodotti e delle risorse per l’Europa ha un costo esorbitante che potrebbe essere ammortizzato con lo sviluppo di nuove tecnologie e modelli di business innovativi.

Per diventare un modello realizzabile e dominante l’economia circolare deve garantire ai diversi soggetti economici una redditività almeno pari a quella attuale: non basta che sia “buona”, deve diventare conveniente. Gli incentivi a produrre sul modello di un’economia circolare sarebbero essenzialmente due: un risparmio sui costi di produzione e l’acquisizione di un vantaggio competitivo. Prolungare l’uso produttivo dei materiali, riutilizzarli e aumentarne l’efficienza servirebbe a rafforzare la competitività, a ridurre l’impatto ambientale e le emissioni di gas e a creare nuovi posti di lavoro: l’UE, facendo le sue proposte sul riciclaggio, ha stimato che nei paesi membri ne sarebbero creati 580 mila.

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Pietro Paganini
Presidente, Competere
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