Industria 4.0: le competenze mancanti

Il Piano Industria 4.0 non ha avuto alcun impatto sulle competenze digitali. L’Italia rimane indietro. Come colmare il gap con l’Europa?

Il Piano Industria 4.0 ha rilanciato gli investimenti in macchinari e software per un totale stimato di 80-90 miliardi di euro lordi. Tuttavia, persiste il problema delle competenze che è stato affrontato in modo superficiale sia dal legislatore sia dalle imprese stesse. Non esistono risposte precise su questo fattore fondamentale per il funzionamento dell’intero sistema e dei processi produttivi. Eppure, per favorire la crescita e lo sviluppo, sarebbe necessario muoversi in tale direzione.

PERCHÉ È IMPORTANTE   Molte imprese lamentano la mancanza di personale formato per l’utilizzo specifico dei nuovi macchinari e dei software ad essi collegati. In particolare le PMI sono quelle a soffrire maggiormente la carenza di stock di capitale umano con le skill necessarie. Questa carenza rischia di depotenziare l’impatto delle politiche pubbliche e degli investimenti, aumentando il gap di competitività e produttività di cui l’Italia soffre da tempo.

I DATI NON MENTONO   Prendendo come riferimento gli addetti con competenze ICT e i programmi di formazione ICT, le imprese Italiane sono ben al di sotto della media Europea. Il seguente grafico è piuttosto eloquente. Viene indicata la percentuale di imprese che impiegano specialisti ICT in ogni singolo Paese.

Seppur il trend sia decrescente in quasi tutti i Paesi negli ultimi anni, l’Italia rimane all’ultimo posto indietro di 3 punti rispetto alla media UE 28 nel 2017. E il dato è peggiorato di un punto in seguito all’implementazione del Piano Industria 4.0 alla fine del 2016. Il medesimo discorso vale per la formazione ICT svolta all’interno delle imprese. La percentuale di imprese italiane che hanno avviato percorsi di qualificazione per “digitalizzare” il proprio personale è del 13% (2017) contro il 21% della media europea. Anche se in questo caso aumenta di 1 punto percentuale l’incidenza tra il 2017 e il 2016.

QUALI CAUSE?   Diversi fattori concorrono per spiegare tale carenza.  Innanzitutto il Piano Industria 4.0 del 2016 ha incentivato solo ed esclusivamente gli investimenti in macchinari, sperando di stimolare anche l’offerta di lavoro qualificato. Secondariamente, come rivela l’indagine Istat sui fattori di digitalizzazione, le aziende italiane non considerano le competenze come un fattore chiave. In terzo luogo, il reiterarsi del fenomeno dello skill mismatch che penalizza sia i lavoratori (spesso troppo qualificati) sia le imprese (carenza di specializzazioni ICT e ingegneristiche).

Come porre rimedio a questo problema? Con una Legge di Bilancio coraggiosa e orientata agli investimenti e stimolando il cambiamento culturale e organizzativo all’interno delle imprese. Molto è ancora da definire dopo la nota di aggiornamento del DEF. Alcune raccomandazioni:

  • Utilizzare risorse e un sistema di sgravi fiscali per incentivare il settore privato ad assumere specialisti ICT e implementare programmi di formazione
  • Riprogrammare il sistema educativo, rafforzando le partnership tra istituti pubblici (università, scuole secondarie) ed ecosistema produttivo
  • Stimolare le aziende al cambiamento organizzativo e culturale attraverso la creazione di reti d’impresa e l’internazionalizzazione competitiva
  • Rafforzare le politiche attive per l’occupazione, tenendo conto dei processi di automazione e trasformazione tecnologica in atto.

La credibilità è la nostra forza. La nostra visione al vostro servizio.

Pietro Paganini
Presidente, Competere
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