Foreste globali: segnali di crescita e trasformazioneL'IDEA DI COMPETERE

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La perdita di foreste sta rallentando a livello globale. È quanto emerge dal nuovo report di Global Forest Watch e del laboratorio GLAD dell’Università del Maryland. Un segnale che non arriva per caso, ma che riflette anni di politiche, investimenti e trasformazioni nei Paesi produttori, sempre più orientati a coniugare sviluppo economico e tutela delle foreste.

Nel 2025 la deforestazione delle foreste pluviali tropicali primarie diminuisce del 36% rispetto al 2024. Un miglioramento netto, anche se il livello complessivo resta elevato: 4,3 milioni di ettari persi in un anno, oltre 11 campi da calcio al minuto. Su base decennale, i livelli restano superiori del 46%.

Il punto, però, è un altro: il trend sta cambiando.

Un’inversione che prende forma

L’obiettivo della “deforestazione zero” resta ambizioso, ma oggi appare più vicino di quanto non fosse in passato. In diversi Paesi produttori di materie prime strategiche, la perdita di foreste risulta stabile o in diminuzione. Tra questi figurano anche alcuni grandi produttori di olio di palma, come Colombia, Guatemala, Indonesia e Malesia, dove emergono segnali di maggiore controllo, monitoraggio e gestione del territorio più strutturata.

Non si tratta di dinamiche casuali. Negli ultimi anni, questi Paesi hanno introdottopolitiche restrittive che limitano fortemente l’espansione delle piantagioni e delle coltivazioni, riducono il numero delle concessioni, rafforzano i sistemi catastali, lageolocalizzazione, il monitoraggio, la tracciabilità e la governance delle filiere, oltre a promuovere la formazione di milioni di lavoratori. Hanno cioè investito in strumenti concreti per conciliare produzione e tutela della biodiversità.

Non si parla più soltanto di aree protette o progetti pilota, ma di vere e proprie politiche di bilanciamento tra esigenze economiche, sviluppo e protezione ambientale. Dall’esterno, soprattutto in Occidente, tutto questo appare spesso ancora insufficiente. Eppure, si tratta di progressi enormi compiuti in pochi anni.

In questo contesto si inserisce anche il dibattito europeo sul Regolamento sulla deforestazione (EUDR). Più che introdurre una direzione del tutto nuova, l’EUDR si innesta su un processo già avviato: molti Paesi produttori avevano iniziato da tempo percorsi di adeguamento, sia per mantenere l’accesso ai mercati internazionali sia per ridurre il rischio di perdita forestale. I ritardi applicativi non cancellano questo dato: la convergenza sugli obiettivi è già in corso.

Non sorprende, quindi, che la filiera oggi più vicina ai requisiti dell’EUDR sia proprio quella della palma da olio, la stessa che per oltre dieci anni è stata sottoposta al maggiore scrutinio da parte di ONG e istituzioni internazionali. È la dimostrazione che politiche mirate e collaborazione tra settori produttivi e istituzioni possono produrre risultati significativi.

I paesi produttori: da osservatori speciali a protagonisti del cambiamento

COLOMBIA: La perdita di foreste primarie diminuisce del 17% tra il 2024 e il 2025, raggiungendo il secondo livello più basso dal 2016. Un risultato sostenuto da politiche mirate e dal coinvolgimento delle comunità locali, anche attraverso nuove concessioni forestali che puntano su tutela e gestione sostenibile.

GUATEMALA: Dopo il picco del 2024, il 2025 segna un ritorno ai livelli più bassi degli anni recenti, persino inferiori al 2023. Un segnale chiaro di recupero e di maggiore controllo delle dinamiche di perdita forestale.

INDONESIA: La perdita cresce del 14% su base annua, ma resta lontana dai livelli critici della metà degli anni 2010. Le politiche governative e gli impegni volontari delle imprese  – soprattutto nelle filiere dell’olio di palma – continuano a contenere l’impatto complessivo.

MALESIA: Il trend resta positivo: una lieve riduzione tra il 2024 e il 2025 consolida un percorso di miglioramento che dura da anni, sostenuto anche dal rafforzamento della certificazione Malaysian Sustainable Palm Oil (MSPO).

Dalla contrapposizione alla collaborazione

La deforestazione non è scomparsa, e non sparirà mai, forse. Ma sta rallentando. Questo è importante.

Il punto più rilevante riguarda però l’impostazione generale. Per anni, il dibattito – soprattutto su alcune filiere come l’olio di palma – ha spesso associato crescita economica e deforestazione in modo lineare e semplificato. I dati oggi raccontano altro:la produzione agricola e industriale può evolvere senza necessariamente tradursi in perdita forestale.

La sostenibilità non nasce dalla contrapposizione tra economia e ambiente, ma dalla loro capacità di coesistere dentro regole, innovazione e responsabilità condivisa.

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