Perchè mangiamo come parliamo? L’evoluzione della condivisioneL'IDEA DI GIUSEPPE PULINA*

Read the article in English

Perché mangiamo come parliamo? La domanda posta nel sottotitolo del libro “A spasso con Lucy. Perché mangiamo come parliamo? Virtù e valore delle proteine animali” (edizione Guerini e Associati), curato da Pietro Paganini in collaborazione con Carola Macagno, è solo apparentemente un gioco di parole: in realtà, apre un nuovo scenario di convergenza evolutiva nella specie umana, tra l’atto primordiale e naturale del nutrirsi e la sofisticata capacità di comunicare attraverso le lingue. 

Moltissimi animali possiedono un linguaggio, ma solo l’Homo sapiens è stato in grado di differenziare la sua modulazione vocale in una quantità sempre più diversificata di lingue, fino a raggiungere le attuali 7.159, esclusi i dialetti. Parallelamente, esiste un’incredibile varietà di piatti strettamente legati alle tradizioni: solo in Italia, sono state censite ben 5.047 specialità alimentari tradizionali. Cerchiamo di comprendere il motivo di questa grande variabilità propria dell’umanità, sia nel cibo che nel linguaggio.

Il linguaggio, nella sua evoluzione verso le differenti lingue, si è intrecciato con l’alimentazione fin dall’origine della nostra specie. Entrambi nascono dalla doppia eredità cognitiva, che ci accomuna ai grandi primati, e cooperativa, che ci distingue da loro. Come mostra Judith Burkart, è stata la combinazione tra intelligenza e motivazione a condividere prima il cibopoi l’informazionea costruire così le basi per l’evoluzione del linguaggio umano. La lingua primordiale, e quelle derivanti da essa, è emersa in un contesto in cui l’accudimento cooperativo dei bambini ha reso naturale la condivisione non solo del nutrimento, ma anche dell’esperienza.

Questa motivazione alla condivisione si è evoluta insieme alla capacità di trasmettere le conoscenze. E così, nel tempo, gruppi umani isolati geograficamente hanno sviluppato tratti genetici distinti, come dimostrato da Luigi Cavalli-Sforza, ma anche lingue differenti e, di conseguenza, cucine diverse. I “cluster genetici” che si formano per deriva genetica o selezione naturale coincidono spesso con i “cluster linguistici” e con modelli culturali distinti. In altre parole “i geni, le lingue e le diete viaggiano insieme”.

Ma la biologia, senza la storia, non basta a spiegare ciò che mettiamo nel piatto. Come sottolinea John R. Krebs, le preferenze alimentari sono il risultato di una coevoluzione tra geni, cultura ed ecologia. L’esempio della lattasi persistente (cioè della capacità di digerire il latte in età adulta) dimostra come un’abitudine culturale, quale è il consumo di latte nelle popolazioni che per prime hanno domesticato i ruminanti, possa modificare il nostro DNA nel giro di poche migliaia di anni.

Non solo cosa mangiamo, ma anche come e con chi lo facciamo è un tratto distintivo della cultura di Homo sapiens. Massimo Montanari ci ricorda che il cibo non è mai solo naturalema è sempre trasformato, scelto, narrato. Preparare un piatto è come costruire una frase: richiede grammatica, sintassi e senso. Per questo, ogni cucina ha il suo lessico, le sue metafore, le sue regole, per cui ogni pasto è un discorso, fatto di parole e pietanze, di silenzi e rituali.

Così, attorno al fuoco prima e alla tavola poi, si sono intrecciati codici alimentari e linguistici. Sempre Montanari ci racconta di come il cibo sia diventato nel tempo uno strumento di appartenenzaresistenza e identità, perché ci rivela chi siamo, da dove veniamo, con chi scegliamo di condividere il pane.

Alla fine del nostro cammino con Lucy, scopriamo che parlare e mangiare sono i due grandi strumenti con cui abbiamo costruito la nostra umanità: entrambi servono a legarci agli altri, a tramandare sapere, a riconoscerci parte di un gruppo. E la Dieta Mediterranea, con la sua armonia di sapori e paesaggi, è forse il capitolo più riuscito di questa lunga storia fatta di alleanze tra natura e cultura, tra corpo, “pensieri e parole”.

A spasso con Lucy – disponibile da settembre in tutte le librerie e negli store online – raccoglie questa riflessione e la trasforma in un nuovo sguardo sul cibo: non solo fonte di nutrimento, ma chiave per comprendere meglio il nostro rapporto con il mondo e con gli altri, tra sostenibilità, salute e identità condivisa.

* Questo testo è tratto dalla postfazione del libro A spasso con Lucy. Perché mangiamo come parliamo? Virtù e valore delle proteine animali, scritto dal professor Giuseppe Pulina, ordinario di Etica e Sostenibilità degli Allevamenti all’Università di Sassari e Presidente dell’Associazione Carni Sostenibili.

Leggi Proteine animali, scienza e identità: scopriamolo insieme!>>>

SEARCH IN OUR NEWS

LATEST NEWS