- 5 February 2026
- Posted by: Competere
- Category: Media
Spreco alimentare: non è un problema etico, ma di sistema. L’innovazione è la chiave per ridurloCOMUNICATO STAMPA
SPRECO ALIMENTARE: PER COMPETERE NON È UN PORBLEMA ETICO, MA DI SISTEMA.
L’INNOVAZIONE È LA CHIAVE PER RIDURLO
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Roma, 5 febbraio 2026 – Ogni anno nel mondo vengono sprecate 1,05 miliardi di tonnellate di cibo, circa un terzo della produzione globale. In Italia lo spreco ammonta a 5,124 milioni di tonnellate, per un valore economico di 13,51 miliardi di euro, secondo i dati di Waste Watcher International. Numeri che assumono un peso ancora più grave se messi in relazione con un altro dato strutturale: oltre 8 milioni di persone nel Paese vivono in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave.
In occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, Pietro Paganini, Presidente di Competere.eu, istituto per le politiche a favore dell’innovazione, il commercio e lo sviluppo umano, sottolinea come sprechi e perdite non possano essere affrontati solo come una questione etica, né risolti con approcci ideologici o facendo affidamento esclusivamente sulla buona volontà dei singoli cittadini. L’educazione è fondamentale, ma non sufficiente.
“Lo spreco alimentare è prima di tutto un problema di inefficienza del sistema – dichiara Paganini. Ridurre le perdite significa intervenire lungo tutta la filiera, mettendo innovazione tecnologica e organizzativa al centro della risposta”.
I dati mostrano che lo spreco è distribuito lungo tutta la catena del valore: produzione agricola, trasformazione industriale, distribuzione e consumo domestico. Per questo le soluzioni devono essere sistemiche. In questo quadro, industria alimentare e zootecnia non sono parte del problema, ma strumenti decisivi della soluzione.
L’industria alimentare, anche attraverso la trasformazione industriale dei prodotti, consente una maggiore conservabilità, una distribuzione più efficiente, una riduzione degli scarti e standard elevati di sicurezza e qualità. Tecnologie spesso etichettate in modo improprio come “ultra-processate” rappresentano in realtà una leva concreta per ridurre lo spreco, proteggere il cibo e garantire continuità dell’offerta lungo la filiera.
Anche la zootecnia moderna e rigenerativa contribuisce in modo significativo alla riduzione delle perdite, grazie all’utilizzo integrale delle materie prime, alla valorizzazione dei sottoprodotti e all’impiego dei coprodotti dell’industria agroalimentare nell’alimentazione animale. Un modello di economia circolare applicata, già diffuso in molte realtà italiane, che trasforma lo scarto in risorsa.
Infine, il consumatore deve essere messo nelle condizioni di sprecare meno. Anche in questo caso, la tecnologia può fare la differenza: soluzioni di domotica, intelligenza artificiale e nutrizione di precisione aiutano a pianificare gli acquisti, gestire le scorte e consumare in modo più consapevole, riducendo drasticamente lo spreco domestico.
“La lotta allo spreco non si vince con slogan o divieti”, conclude Paganini. “Si vince con innovazione, efficienza di filiera e responsabilità condivisa. È questa la strada per ridurre davvero le perdite, migliorare la sicurezza alimentare e rafforzare la competitività del sistema agroalimentare”.
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