Alle ZES serve il Ministro dell’InnovazioneL'IDEA DI GIACOMO BANDINI

Il dibattito sulle Zone Economiche Speciali (ZES), iniziato da Competere 4 anni fa, è ritornato centrale. Il Ministero dell’Innovazione può giocare un ruolo importante in questa sfida  elaborando una visione di lungo periodo che incentivi la creazione e la diffusione del cambiamento tecnologico nelle aree speciali. 

Il Decreto Crescita 2019 ha rinforzato il quadro politico delle Zone Economiche Speciali (ZES) attraverso il “Piano grandi investimenti”. L’obiettivo del legislatore consiste nell’attrazione di nuove iniziative imprenditoriali e nell’ampliamento di quelle attive nelle ZES già esistenti. La dotazione iniziale è di 300 milioni di euro, di cui 50 milioni per il 2019, 150 per il 2020 e 100 per il 2021 a valere sulle risorse del Fondo sviluppo e coesione. Le risorse previste dovrebbero concretizzarsi sotto forma di credito d’imposta che favorisce impieghi diretti, in forma di debito o di capitale, o la sottoscrizione di quote di fondi al fine di sfruttare maggiormente la capacità attrattiva di nuovi investimenti. 

PERCHÉ È IMPORTANTE   Le ZES sono aree nazionali o internazionali nelle quali vengono applicate norme e regole diverse dall’assetto ordinario. Esse offrono una serie di incentivi particolari a investitori e imprese tra cui infrastrutture potenziate (porti, trasporto merci su rotaia etc.), esenzioni fiscali e doganali e procedure amministrative più semplici. Tra gli anni ’80 e 2000 ne sono state create migliaia in tutto il mondo per attrarre capitali e favorire il commercio in alcune porzioni di paesi in fase di sviluppo economico (Cina, Russia, America Latina, Africa) con risultati positivi in diversi casi. La loro utilità non si limita solamente all’agevolazione del flusso finanziario o dell’import-export. Le ZES possono essere un efficace mezzo per la creazione e la diffusione dell’innovazione e per l’interscambio tecnologico. Ciò dipende molto dal sistema politico e istituzionale che viene creato loro intorno. 

 

 

Il “Piano grandi investimenti” ha il merito di aver riportato al centro dell’indirizzo di politica economica la questione dell’eccessivo peso burocratico e fiscale che ostacola investimenti e progetti industriali, soprattutto in alcune aree dell’Italia. Tuttavia non si configura come un impianto di policy strutturato, bensì come una misura integrativa e limitata. Le agevolazioni non hanno criteri di premialità legati all’innovazione né sembrano indirizzate all’attrazione di investimenti technology-intensive necessari per tornare a crescere e competere. 

IL SISTEMA FA LA DIFFERENZA   L’insediamento di una persona competente e preparata quale Paola Pisano al Ministero dell’Innovazione potrebbe essere positivo per la sfida politica delle ZES. L’attuale impostazione è troppo burocratica e priva di visione con incentivi a pioggia e pochi benefici nel medio-lungo periodo. Il Ministero dell’Innovazione non si dovrebbe occupare solo delle tematiche relative alla digitalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni, ma dovrebbe avere un ruolo centrale nella definizione delle politiche sistemiche per l’innovazione. 

Inoltre, vista la collocazione geografica delle aree speciali è necessario un coinvolgimento diretto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per il miglioramento dei collegamenti interni. Una cooperazione governativa tra più soggetti potrebbe essere utile per dare una traiettoria innovativa e sistemica all’intero progetto delle ZES. 

ZES, INNOVAZIONE E TERRITORIO   È sufficiente la visione? Ovviamente no e, sulla scorta delle esperienze positive, sarebbe necessario sviluppare ulteriori interventi:

  • Coinvolgere le imprese e gli investitori nel finanziamento di progetti che abbiano come fase fondamentale quella di ricerca e sviluppo;
  • Includere le istituzioni locali (università, centri di ricerca, agenzie pubbliche) nella creazione di partnership pubblico-private e legare gli incentivi all’inclusione di questi soggetti;
  • Creare un criterio di premialità per i piani a lungo termine che prevedano attività ad alta intensità tecnologica nei prodotti e nei servizi scambiati;
  • Indirizzare i benefici indiretti degli esportatori (vale a dire l’accesso fiscalmente e burocraticamente agevolato alle ZES) verso le imprese dell’economia locale, in modo che fungano da fornitori delle aziende operanti nella ZES. Aumenterebbe così il network economico a livello territoriale con ricadute positive sulla crescita e sull’occupazione;
  • Investire sulle infrastrutture e la logistica è fondamentale sia per l’attrazione dei dei capitali sia per ampliare i benefici economici derivanti dalla ZES (maggiore interscambio commerciale, maggiore diffusione delle conoscenze tecnologiche, maggiore crescita). 

Ci auguriamo che vi sia collaborazione nel nuovo Governo su questo tema e, soprattutto, che il nuovo Ministro per l’Innovazione dia impulso alle politiche per il cambiamento strutturale e tecnologico di cui l’Italia ha disperato bisogno. 

La credibilità è la nostra forza. La nostra visione al vostro servizio.

Pietro Paganini
Presidente, Competere
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