Cibo e innovazione: perché la trasformazione tutela salute, valore e agricoltura3 DICEMBRE - LA PREALPINA

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Busto Arsizio, 3 dicembre 2025

Abbiamo preso parte alla conferenza “Il Cibo in Tavola nell’Era dell’Incertezza”, organizzata da La Prealpina a Busto Arsizio, contribuendo al dibattito con una visione sul futuro dell’alimentazione e della filiera agroalimentare. Nel confronto tra imprenditori, produttori, esperti e policy leader, è emerso con forza come l’innovazione e la trasformazione alimentare rappresentino leve strategiche in un contesto segnato da crescente incertezza economica e culturale.

Durante il dibattito, Pietro Paganini ha evidenziato una prospettiva spesso trascurata: il cibo industriale non è un nemico della salute pubblica. Al contrario, quando fondato sulla scienza e sull’innovazione, rappresenta un alleato fondamentale della sicurezza alimentare, della competitività e della riduzione degli sprechi.

Oltre il mito degli “UPF”: perché demonizzare non aiuta la salute  

Gli alimenti industriali vengono sempre più spesso associati alla categoria dei cosiddetti “cibi ultra-processati” (UPF) e indicati come fattori di rischio. Una narrativa riduttiva e non supportata dalle evidenze scientifiche.

La trasformazione alimentare assicura qualità, igiene, conservazione e accessibilità. Il vero problema non è il grado di lavorazione, ma la mancanza di educazione alimentare e la diffusione di stili di vita poco equilibrati.

Un dato cruciale lo dimostra: in Italia l’83% della produzione agricola viene trasformata dall’industria alimentare. Senza la trasformazione, l’intero sistema agricolo non sarebbe sostenibile. È proprio quest’ultima che permette alle materie prime di conservarsi, viaggiare e raggiungere i consumatori garantendo standard elevati

Il valore della trasformazione: i numeri di un settore essenziale

L’industria alimentare italiana conferma il suo ruolo centrale nell’economia nazionale: 197 miliardi di euro di valore generato, pari al 10% del PIL; 385.000 lavoratori diretti e oltre 1,2 milioni lungo la filiera estesa; 63 miliardi di euro di export, pari al 10% delle esportazioni italiane, in crescita costante.

L’agricoltura produce 64 miliardi di euro, ma è la trasformazione che moltiplica questo valore, trasformando le materie prime in prodotti competitivi, innovativi e culturalmente distintivi.

Educazione, innovazione e politiche intelligenti     

Il dibattito ha evidenziato con forza la necessità di abbandonare posizioni ideologiche e approcci punitivi. Etichette demonizzanti come il Nutriscore o tassazioni mirate non migliorano la salute pubblica.

Ciò che può realmente fare la differenza è:

  • maggiore educazione alimentare,
  • scelte più consapevoli,
  • politiche intelligenti che responsabilizzino i cittadini e sostengano l’innovazione dell’intera filiera.

Il cibo industriale, quando prodotto responsabilmente, è parte della soluzione: garantisce sicurezza, riduce gli sprechi e rende la nutrizione accessibile su larga scala.

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