- 7 May 2026
- Posted by: Competere
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Alcol e pubblicità: la proposta belga che mette sotto pressione il mercato europeoLETTERA AL GOVERNO ITALIANO
Abbiamo trasmesso al Governo italiano una Nota per sollecitare un intervento urgente sulla recente notifica del Belgio alla Commissione europea relativa a un progetto di Regio Decreto sulla pubblicità delle bevande alcoliche. Il provvedimento introduce restrizioni estese a tutti i mezzi di comunicazione, inclusi i canali digitali, con il rischio di incidere negativamente sul funzionamento del mercato unico e sulla competitività delle imprese italiane.
La nostra Nota richiama l’attenzione sulla Notifica TRIS 2026/0161/BE e invita il Governo ad agire a tutela della concorrenza e delle filiere del vino, della birra e degli alcolici, asset strategici del Made in Italy.
Verso un divieto implicito di comunicazione?
Il 30 marzo 2026, il Governo belga ha notificato alla Commissione europea un progetto di Regio Decreto che prevede l’obbligo generalizzato di inserire messaggi sanitari standardizzati – tra cui “l’alcol è dannoso per la salute” – accompagnati da requisiti tecnici e linguistici stringenti applicabili a tutte le forme di comunicazione commerciale.
Queste disposizioni rischiano di trasformarsi in un ostacolo concreto all’accesso al mercato belga per gli operatori europei. Le imprese sarebbero costrette a rivedere profondamente le proprie strategie di comunicazione, sostenendo costi rilevanti, soprattutto per le piccole e medie imprese italiane.
Un settore strategico per l’economia italiana
Il settore vitivinicolo e quello birrario rappresentano due pilastri del Made in Italy, fortemente radicati nel territorio e capaci di generare valore lungo l’intera filiera, anche grazie a una solida presenza sui mercati internazionali.
Interventi che incidono sulla comunicazione commerciale rischiano di limitare la capacità di questi comparti di raccontare identità, origine e qualità dei prodotti, elementi centrali per la loro competitività.
Salute pubblica o eccesso regolatorio?
Una regolazione efficace dovrebbe informare e responsabilizzare i cittadini, non ridurre la complessità a messaggi semplificati. Il provvedimento belga propone una narrazione uniforme che non distingue tra consumo moderato e abuso, trascurando la pluralità delle evidenze scientifiche disponibili.
Il rischio è quello di creare un precedente che frammenta il mercato unico: ogni Stato membro potrebbe imporre la propria “narrazione sanitaria”, compromettendo l’armonizzazione normativa e riducendo lo spazio di responsabilità individuale e d’impresa.
Per un approccio europeo coerente
L’Italia ha l’opportunità (e l’obbligo) di sostenere le filiere nazionali e di difendere un modello regolatorio equilibrato, fondato su proporzionalità, libera circolazione e coerenza normativa.
In questa prospettiva, le priorità di intervento sono chiare e si basano sulla promozione del consumo responsabile, sull’investimento in educazione e informazione, sul rafforzamento della prevenzione mirata degli abusi e sulla garanzia di messaggi corretti e contestualizzati.
Tutela della salute pubblica e competitività non sono obiettivi in contrasto. Un approccio equilibrato consente infatti di proteggere i consumatori senza penalizzare imprese e filiere produttive, evitando interventi generalizzati che rischiano di incidere in modo indiscriminato sul mercato.
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