Educare o tassare? Il grande equivoco dello zuccheroL'IDEA DI LUCREZIA ZAMBUSI

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Demonizzare lo zucchero è ormai diventato un trend, ma siamo sicuri che la soluzione sia eliminarlo dalla nostra dieta? No. Ancora una volta, non è l’alimento a essere dannoso, ma l’abuso che se ne fa.

Lo zucchero: cos’è e a cosa serve?

Lo zucchero, nelle sue diverse forme, è molto più di un semplice dolcificante: rappresenta il carburante principale per cervello, cuore e muscoli. Senza di esso non potremmo pensare, camminare o semplicemente respirare. È il nostro substrato energetico per eccellenza.

Gli zuccheri semplici, come il saccarosio (lo zucchero da tavola, formato da glucosio e fruttosio), vengono assorbiti rapidamente e provocano un innalzamento veloce della glicemia. Gli zuccheri complessi, presenti per esempio nella pasta o nei legumi, rilasciano energia più lentamente. In entrambi i casi, lo zucchero ha una funzione ben precisa: fornirci l’energia necessaria per vivere.

Ma lo zucchero non serve solo all’organismo. Anche nell’industria alimentare gioca un ruolo fondamentale: conserva i cibi, ne migliora consistenza e volume, ne esalta l’aspetto attraverso la caramellizzazione e, naturalmente, valorizza il gusto.

Quanto zucchero possiamo assumere?

Secondo l’OMS, l’assunzione di zuccheri liberi dovrebbe restare al di sotto del 10% dell’apporto energetico giornaliero. Per un adulto mediamente attivo, che consuma 2000 chilocalorie al giorno, questo equivale a non più di 200 chilocalorie da zuccheri liberi. Diversi Paesi europei raccomandano limiti ancora più stringenti, pari al 5%, ovvero circa 25 grammi. L’equivalente di sei cucchiaini. Una quantità contenuta, ma non così esigua da giustificare allarmismi.

Inserito in un’alimentazione equilibrata, lo zucchero non è solo tollerabile, ma può diventare un vero alleato: migliora l’umore, fornisce energia immediata quando serve, sostiene il cervello nei momenti di stress favorendo la concentrazione e rende il pasto più appagante. Non è un nemico da combattere, ma un ingrediente da conoscere e gestire con intelligenza.

È però fondamentale ricordare che, oltre ai limiti di riferimento, è la personalizzazione a fare la differenza: ognuno deve modellare l’alimentazione sul proprio stile di vita, esigenze e condizioni di salute. Le soluzioni “one size fits all” raramente funzionano; ciò che conta davvero è avere consapevolezza e flessibilità nelle scelte di ogni giorno.

Sugar tax: più danni che benefici

In Italia, la Sugar Tax, pensata per ridurre il consumo di bevande zuccherate, è stata nuovamente rinviata: l’ultima proroga, arrivata il 1° luglio, ne ha spostato l’entrata in vigore al 2026. Ma cosa prevede, esattamente? Un aumento di 5 centesimi al litro per le bevande pronte e di 13 centesimi al chilogrammo per le bevande zuccherate da diluire. Il suo obiettivo? Tagliare il consumo di zuccheri per contrastare obesità e malattie croniche.

Tuttavia, obesità e patologie correlate sono fenomeni complessi e multifattoriali, influenzati da alimentazione, sedentarietà, contesto sociale ed economico. Problemi di tale portata difficilmente si risolvono con misure isolate come una tassa sullo zucchero.

I risultati ottenuti nei Paesi dove è già in vigore sono stati deludenti: l’impatto sui tassi di obesità è minimo, perché il consumo di soft drink rappresenta una frazione trascurabile dell’apporto calorico totale – meno dell’1% nella dieta degli adulti italiani – e spesso i consumatori compensano con altri cibi o bevande altrettanto calorici.

Sul fronte economico, si stima che la Sugar Tax possa determinare una riduzione delle vendite di circa il 16%, con un calo stimato di 400 milioni di euro per la filiera italiana e il rischio di oltre 5.000 posti di lavoro persi. Inoltre, non sono stati stabiliti vincoli sul reinvestimento dei proventi in programmi di educazione alimentare o prevenzione, lasciando incertezza sull’efficacia concreta della misura.

Il vero nemico? La disinformazione

Il problema non è lo zucchero in sé, ma l’abuso in una dieta squilibrata e in uno stile di vita sedentario. Piuttosto che puntare su tasse spesso inefficaci, la vera risposta sta nell’educazione alimentare: incentivare una dieta equilibrata, come quella mediterranea, incoraggiare l’attività fisica regolare, promuovere porzioni adeguate.

Lo zucchero non è il nemico: è utile, piacevole e parte della nostra alimentazione. La vera sfida è consumarlo con intelligenza, senza lasciarsi condizionare da divieti o tasse che finiscono per colpire consumatori e imprese senza risolvere il problema. Solo così si può davvero fare la differenza, con scelte consapevoli e durature.

 

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