- 19 May 2026
- Posted by: Competere
- Category: Lidea
IA e nutrizione: tecnologia per cittadini più liberi, non più dipendentiL'IDEA DI ANAYANCI MASÍS VARGAS
In Europa, la diffusione di app e piattaforme online che propongono diete e piani dimagranti cresce più rapidamente delle competenze digitali e nutrizionali medie della popolazione.
Nel 2024, l’adozione della salute digitale (eHealth) nei 27 Paesi dell’Unione Europea ha raggiunto l’83%. Questo risultato è stato favorito anche dalla possibilità, ormai disponibile in tutti gli Stati membri, di accedere online alle proprie cartelle cliniche.
L’obiettivo del “Digital Decade“ europeo di garantire a tutti l’accesso alle risorse sanitarie online entro il 2030 sembra sempre più raggiungibile. Tuttavia, i dati OCSE mostrano una realtà diversa: in 17 Paesi, per lo più europei, l’alfabetizzazione digitale sanitaria tra gli over 45 resta bassa, pari al 26% tra le persone più istruite e al 18% tra quelle con un livello di istruzione più basso. In Italia, il divario è ancora più evidente, con valori che scendono rispettivamente al 9% e al 5%.
La vera sfida non è portare la sanità online, ma rendere davvero tutti in grado di utilizzarla. Perché l’accesso senza reale comprensione non si traduce in empowerment individuale, ma in delega acritica.
Una dipendenza invisibile
Le app di nutrizione sono entrate nelle case europee più in fretta delle prove della loro efficacia. Secondo recenti sondaggi, il 71% degli adulti ha provato un’app per il conteggio delle calorie e il 39% la usa ancora oggi. Una revisione del 2025 su 38 studi evidenzia un aumento dei disturbi del comportamento alimentare tra i giovani adulti che si affidano con maggiore frequenza a queste app.
Più che supporto, per molti diventa una pressione costante: ossessione per i numeri, rigidità nei comportamenti, dipendenza dall’app, pressione nel raggiungere obiettivi predefiniti e una motivazione spesso alimentata da messaggi negativi.
Più che uno strumento, la tecnologia diventa un’autorità: l’algoritmo decide, l’individuo esegue. Questa non è alfabetizzazione nutrizionale. È giudizio esternalizzato.
Quando l’empowerment è reale
La scienza comportamentale è chiara: la tecnologia favorisce un cambiamento duraturo quando rafforza autonomia, competenza e connessioni reali tra le persone, non quando le sostituisce.
Uno strumento è davvero emancipatore quando offre libera scelta, rende trasparenti le proprie logiche, rispetta le differenze biologiche e culturali e, nel tempo, restituisce autonomia all’utente.
C’è un’enorme differenza tra le tecnologie progettate per diventare progressivamente inutili perché non più necessarie e quelle pensate per rendere le persone artefici delle proprie scelte quotidiane.
La questione di fondo è un’altra: la nutrizione digitale diventerà un’infrastruttura di prevenzione o si trasformerà in una nuova forma di dipendenza medicalizzata?
Ripensare l’architettura delle politiche in Europa
Alcune soluzioni esistono già. Attraverso il Digital Decade Programme, l’UE punta a portare l’80% della popolazione a possedere competenze digitali di base entro il 2030, rispetto al 55,6% attuale.
Lo European Health Data Space, l’EU AI Act e il Digital Education Action Plan dovrebbero avanzare un principio comune: gli strumenti digitali per la nutrizione destinati ai consumatori devono essere sicuri, accurati e capaci di preservare l’autonomia degli utenti, favorendo un reale miglioramento della loro conoscenza, fiducia e capacità di autodeterminazione.
EU4Health e Horizon Europe potrebbero finanziare programmi formativi basati sulle recenti evidenze per la nutrizione digitale, integrando conoscenze nutrizionali, aspetti emotivi, culturali e flessibilità adattiva — dimensioni che la ricerca definisce essenziali per un cambiamento alimentare duraturo.
Anche per le tecnologie digitali utilizzate nelle scuole, nella sanità di base e nei luoghi di lavoro, gli appalti pubblici dovrebbero includere una valutazione indipendente prima dell’adozione, basata su autonomia ed equità.
Il punto non è rifiutare la tecnologia. Il punto è rendere il cittadino più autonomo, non più schiavo.
Innovazione e libertà individuale possono convivere. Anzi, devono.
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