La conservazione del futuro passa dalla produttività

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In occasione della Giornata Mondiale per la Conservazione della Natura, emerge sempre più chiaramente una lezione fondamentale: proteggere l’ambiente non significa produrre meno, ma produrre di più utilizzando meno risorse. L’olio di palma sostenibile dimostra come produttività agricola e tutela ambientale possano rafforzarsi a vicenda, contribuendo a nutrire una popolazione globale in crescita e, allo stesso tempo, riducendo la pressione su terreni ed ecosistemi.

Messaggi chiave:

  • Più olio da meno terra, più spazio per la natura: la palma da olio produce 2,4 volte più della soia e 2,1 volte più della colza. Sostituirla potrebbe richiedere 68 milioni di ettari aggiuntivi entro il 2050.
  • La conservazione è già in azione nei Paesi produttori: dall’Indonesia alla Malesia, dalla Colombia al Guatemala, produttività, ripristino degli habitat e tutela della biodiversità crescono insieme.
  • L’olio di palma sostenibile non si limita a ridurre i danni, ma genera risultati: più resa, meno pressione sulle foreste, ecosistemi ripristinati e opportunità più solide per i piccoli produttori.

Più cibo da meno terra

Il principale vantaggio dell’olio di palma in termini di conservazione nasce da un dato semplice: consente di ottenere più olio utilizzando meno superficie agricola. Secondo il Comparative Study on the Sustainability of Vegetable Oils, pubblicato dalla Wageningen University & Research, il confronto resta netto anche includendo co-prodotti e sottoprodotti. A parità di superficie, la palma da olio produce circa 2,4 volte la quantità ottenuta dalla soia e 2,1 volte quella ricavata dalla colza. Anche significativi aumenti di produttività nelle colture alternative non sarebbero sufficienti a colmare questo divario.

Con l’aumento della domanda globale di oli vegetali, questo vantaggio in termini di resa diventa ancora più determinante. Una ricerca pubblicata su Global Change Biology stima che, per soddisfare il fabbisogno mondiale di oli alimentari previsto per il 2050, potrebbero servire circa 317 milioni di ettari. Sostituire completamente l’olio di palma con alternative, richiederebbe fino a 385 milioni di ettari: 68 milioni di ettari aggiuntivi, una superficie superiore a quella della Francia.

L’implicazione per la conservazione è quindi chiara: sostituire l’olio di palma non elimina la pressione sulla terra, ma può intensificarla. Utilizzando al meglio le piantagioni esistenti, si può limitare l’espansione agricola e contribuire alla protezione delle foreste e di altri ecosistemi di valore. L’efficienza nell’uso del suolo non rappresenta quindi solo un vantaggio agricolo, ma uno degli strumenti più efficaci per tutelare la natura e, allo stesso tempo, nutrire una popolazione in crescita.

La conservazione in azione: i paesi produttori di olio di palma in prima linea 

Alcuni degli esempi più significativi di conservazione della natura legati alla produzione di olio di palma provengono proprio dai principali Paesi produttori, dove le iniziative spaziano dalla governance forestale su scala territoriale al ripristino degli habitat, dalla gestione della biodiversità al sostegno ai piccoli agricoltori.

In Indonesia, il principale produttore mondiale di olio di palma, la provincia di Aceh dimostra il potenziale di un approccio integrato a livello di paesaggio. La regione ospita gran parte dei 2,8 milioni di ettari dell’ecosistema di Leuser, mentre l’olio di palma rappresenta il principale contributo al PIL regionale e oltre la metà delle piantagioni è gestita da piccoli produttori. Una collaborazione tra istituzioni pubbliche, imprese e società civile ha permesso di ripristinare 10.000 ettari attraverso la rigenerazione naturale e l’agroforestazione, sostenere la certificazione di 2.800 piccoli agricoltori e aumentare la produttività fino al 50%. Nei distretti di Aceh Tamiang e Aceh Timur, inoltre, la deforestazione annuale associata alla produzione di olio di palma è diminuita da 330 ettari nel 2019 a 35 nel 2023. Questi risultati mostrano che la protezione delle foreste è più efficace quando il ripristino degli ecosistemi, il monitoraggio e il miglioramento della produttività dei piccoli produttori vengono affrontati insieme.

In Malesia, Sabah rappresenta un esempio di coesistenza tra produzione di olio di palma su larga scala e straordinaria biodiversità. Nell’area di Lower Kawag, all’interno della Riserva Forestale di Ulu Segama-Malua, degradata da decenni di attività di disboscamento e incendi, un programma decennale sta lavorando al ripristino 2.500 ettari di habitatdell’orango. Le comunità locali, in particolare gruppi di donne, hanno coltivato circa 80.000 piantine autoctone attraverso vivai comunitari, mentre le attività di ripristino hanno già interessato 225 ettari. Il progetto combina la piantumazione di specie native, la creazione di fasce tagliafuoco, il recupero degli habitat e nuove opportunità di reddito per le comunità coinvolte, dimostrando come finanziamenti privati, competenze forestali pubbliche e conoscenze locali possano sostenere un recupero ecologico di lungo periodo.

In Colombia, l’attenzione è rivolta all’integrazione della biodiversità nella gestione dei paesaggi produttivi. Una guidapubblicata nel 2026 ha censito 745 specie di uccelli nelle quattro principali regioni colombiane dedicate alla palma da olio, pari al 38% di tutte le specie registrate a livello nazionale. Il documento traduce inoltre queste evidenze in sette misure operative, tra cui la protezione dei frammenti forestali, il ripristino delle fasce ripariali e la creazione di corridoi biologici. La guida trasforma così la tutela della biodiversità da un impegno generale in azioni concrete che i produttori possono attuare e monitorare.

In Guatemala, il ripristino ambientale interessa il bacino del fiume La Pasión, uno dei tre principali bacini idrografici del Paese e una risorsa fondamentale per acqua e sostentamento di 65 comunità. Una piattaforma multi-stakeholder che coinvolge produttori, istituzioni pubbliche, organizzazioni ambientali e comunità locali punta a ripristinare 210 ettari di aree ripariali, con i primi 70 ettari già oggetto di riforestazione con specie autoctone. Oltre a ridurre erosione e rischio di inondazioni, il progetto contribuisce alla ricostruzione di una parte del Corridoio Biologico Mesoamericano. Il suo valore più ampio risiede nel modello di governance: i progressi sono coordinati attraverso una piattaforma riconosciuta a livello locale e monitorati tramite sistemi satellitari, creando un modello potenzialmente replicabile in altri bacini idrografici.

Questi progetti territoriali sono affiancati da iniziative interregionali che affrontano una sfida strutturale: aiutare i piccoli produttori ad aumentare le rese senza ampliare le superfici coltivate. La serie di formazione sulle Buone Pratiche Agricole ha coinvolto agricoltori in Africa e nel Sud-est asiatico tra il 2025 e il 2026, mentre l’International Smallholders Workshop 2025 ha riunito produttori provenienti da Africa, Asia e America Latina per discutere il rinnovamento delle piantagioni e il persistente divario di produttività.

Formazione e confronto internazionale diventano così due leve per promuovere pratiche più efficaci e facilitare l’accesso dei piccoli produttori alle filiere a deforestazione zero.

Produttività e biodiversità: crescere insieme è possibile 

È questo il cambio di prospettiva al centro della Giornata Mondiale per la Conservazione della Natura: sviluppo agricolo e salvaguardia degli ecosistemi non sono necessariamente in contrasto, perché valore economico e benefici ambientali possono nascere dalle stesse scelte.

Le esperienze dei Paesi produttori di olio di palma dimostrano che maggiore produttività, gestione responsabile del territorio, ripristino degli ecosistemi e sostegno ai piccoli agricoltori possono trasformare l’agricoltura in parte della soluzione per la conservazione della natura.

L’olio di palma sostenibile dovrebbe quindi essere valutato non solo per i danni che evita, ma anche per i risultati che genera: maggiori rese, ecosistemi ripristinati, biodiversità protetta e mezzi di sostentamento più solidi per i piccoli produttori.

Produrre di più utilizzando meno terra non rappresenta soltanto un vantaggio in termini di efficienza, ma un percorso concreto per proteggere le foreste, conservare la biodiversità e costruire un sistema alimentare globale più sostenibile.