Affidarsi all’evidenza scientifica, promuovere stili di vita bilanciati e superare la tassazione – messaggio dal Parlamento europeoCOMUNICATO STAMPA

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Al Parlamento europeo di Strasburgo abbiamo promosso un dibattito su un’agenda di prevenzione più lungimirante per l’Europa, superando tasse, avvertenze, politiche prescrittive e la semplificazione della demonizzazione degli “alimenti ultra-processati”, per orientarsi verso una strategia basata su evidenze scientifiche, innovazione e responsabilizzazione dei cittadini.

COMUNICATO STAMPA

Affidarsi all’evidenza scientifica, promuovere stili di vita bilanciati e superare la tassazione: il messaggio dal Parlamento europeo

Strasburgo, 20 maggio 2026 – Le politiche per una migliore prevenzione delle malattie cardiovascolari sono state al centro di un evento che si è svolto ieri al Parlamento europeo di Strasburgo, organizzato da Competere con il supporto dell’eurodeputato Michele Picaro e del gruppo ECR. 

In vista del voto sulla relazione d’iniziativa del Parlamento europeo sulla salute cardiovascolare e mentre proseguono le discussioni sulla revisione del Piano europeo di lotta contro il cancro, l’evento ha fornito ai decisori europei indicazioni basate sull’evidenza scientifica per orientare le politiche di prevenzione delle malattie cardiovascolari in modo più efficace.

Le malattie cardiovascolari rappresentano una delle principali sfide sanitarie, sociali ed economiche per l’Europa, nonché una delle priorità del Commissario europeo alla Salute Olivér Várhelyi. I relatori hanno concordato sul fatto che obesità, malattie cardiovascolari e altre malattie non trasmissibili siano determinate da una molteplicità di fattori interconnessi, tra cui stile di vita, sedentarietà, età, condizioni socioeconomiche, ambiente, genetica e comportamenti individuali.

Troppo spesso i governi si concentrano su politiche volte a ridurre o eliminare determinati comportamenti o consumi, quando sarebbe più efficace promuovere in modo positivo gli elementi di uno stile di vita sano oggi carenti, tenendo conto anche dei fattori contestuali che influenzano le scelte individuali. I relatori hanno sottolineato che la prevenzione delle malattie cardiovascolari non può essere raggiunta concentrandosi esclusivamente su nutrizione, singoli ingredienti o specifiche categorie di prodotti.

“La questione non è se l’Europa debba fare meno prevenzione, ma se possa farla meglio. L’Europa deve superare gli approcci imposti dall’alto che mirano a correggere i comportamenti dei cittadini e investire invece su educazione, innovazione e responsabilità individuale. Il cibo industriale non va demonizzato: va compreso, migliorato e inserito in diete e stili di vita equilibrati”, ha dichiarato Pietro Paganini, Presidente di Competere e moderatore dell’evento al Parlamento europeo.

L’evento ha riunito eurodeputati, accademici della nutrizione, associazioni dell’industria alimentare e delle bevande e cooperative agricole, per discutere le politiche di salute pubblica adottate in diversi Paesi europei, tra cui il Regno Unito, finalizzate alla prevenzione delle malattie cardiovascolari. 

Prof. Sumantra Ray, Executive Director, NNEdPro Global Institute for Food, Nutrition and Health, “Una prevenzione efficace inizia dall’alfabetizzazione”, ha dichiarato il Prof. Sumantra Ray, Executive Director del NNEdPro Global Institute for Food, Nutrition and Health. “Non possiamo dare per scontato che cittadini, pazienti o persino professionisti della salute dispongano automaticamente delle competenze necessarie per orientarsi nell’attuale ambiente informativo. Le persone hanno bisogno di strumenti pratici per comprendere i modelli alimentari, non solo nutrienti o categorie di alimenti isolate, e per distinguere l’evidenza scientifica dalla disinformazione. Per questo l’Europa dovrebbe investire molto di più nel rafforzamento delle competenze nutrizionali, in particolare all’interno dei sistemi sanitari”. 

Frans Kok, Professore emerito di nutrizione e salute presso la Wageningen University ha evidenziato come “la prevenzione delle malattie cardiovascolari e dell’obesità non può basarsi su un singolo nutriente. In diversi Paesi europei, come Danimarca e Norvegia, le sugar tax sono state successivamente abolite perché ritenute inefficaci dal punto di vista della salute pubblica. Nonostante la riduzione del consumo di zucchero, sovrappeso e obesità sono continuati ad aumentare negli ultimi 15 anni. Questo dovrebbe portare i decisori politici a mettere in discussione approcci troppo ristretti. L’attenzione dovrebbe essere posta sull’equilibrio energetico complessivo, sulla qualità della dieta e sullo stile di vita, piuttosto che concentrarsi esclusivamente sullo zucchero. La tassazione non è stata valutata in modo adeguato come strumento di salute e dovrebbero essere privilegiate misure preventive alternative”.  

“Anche l’esperienza del Regno Unito mostra i limiti di politiche nutrizionali sempre più restrittive”, ha aggiunto la Dott.ssa Roberta Re, Direttrice presso Cambridge Food Science. “Etichette fronte pacco, riformulazione e restrizioni sugli alimenti HFSS sono state introdotte con forti obiettivi di salute pubblica, ma il loro reale impatto sui comportamenti dei consumatori e sugli esiti in termini di obesità resta discutibile. Le scelte alimentari sono influenzate da cultura, abitudini, stile di vita, accessibilità economica e contesto. Le strategie di prevenzione future dovrebbero andare oltre avvertenze e restrizioni, concentrandosi invece su educazione, modelli alimentari, responsabilizzazione e cambiamento comportamentale sostenibile”. 

“L’Europa ha bisogno di politiche di prevenzione olistiche e basate sulla scienza, che riflettano la complessità delle diete, degli stili di vita e delle malattie non trasmissibili”, ha dichiarato Bo Dohmen, Senior Manager, Nutrition & Health di FoodDrinkEurope. “L’uso del controverso concetto di ‘alimenti ultra-processati’ come base regolatoria è motivo di preoccupazione, perché rischia di raggruppare prodotti con profili nutrizionali e funzioni molto diversi tra loro. La trasformazione alimentare, di per sé, non contiene alcun elemento di dannosità: al contrario, svolge un ruolo essenziale in termini di sicurezza, conservazione, accessibilità economica e sostenibilità. Le politiche dovrebbero concentrarsi sulla composizione nutrizionale, sui modelli alimentari, sui fattori legati allo stile di vita, sull’innovazione e sulla riformulazione responsabile, non su classificazioni semplificate o misure eccessivamente prescrittive”.

“I consumatori devono essere messi in condizione di scegliere attraverso una migliore informazione e una maggiore libertà di scelta, non tramite narrazioni semplificate o la stigmatizzazione dei prodotti, che rischiano di disorientare invece di informare correttamente”, ha dichiarato Simon Spillane, Communications & Public Affairs di The Brewers of Europe. “I birrifici europei hanno compiuto importanti progressi volontari in termini di trasparenza: oggi le informazioni sugli ingredienti sono disponibili sulla maggior parte delle birre e quelle energetiche coprono la grande maggioranza dei volumi venduti nell’UE. L’etichettatura è importante, ma non è una soluzione di salute pubblica di per sé. Contesto di consumo, comportamenti e stile di vita sono determinanti. L’approccio corretto è ridurre il’abuso attraverso informazione, educazione, innovazione e scelte responsabili, inclusa la crescita delle opzioni a basso o zero contenuto alcolico”.

Infine, Annette Toft, Presidente del Working Party on Foodstuff di COPA-COGECA, ha ribadito come “le politiche sanitarie debbano essere basate sulla scienza, proporzionate ed equilibrate. Le etichette nutrizionali semplificate sul fronte delle confezioni rischiano di fuorviare i consumatori quando mettono a confronto alimenti molto diversi attraverso parametri standardizzati, senza riconoscere valore nutrizionale, tradizione e contesto culturale. Lo stesso vale per il dibattito su carne, alcol e alimenti ultra-processati: le politiche devono distinguere tra consumo eccessivo e consumo responsabile, invece di colpire ampie categorie. L’Europa dovrebbe promuovere diete equilibrate, moderazione, educazione e libertà di scelta, nel rispetto della diversità dei prodotti, degli alimenti tradizionali e delle competenze degli Stati membri”. 

Gli interventi di alcuni dei membri del Parlamento europeo hanno ulteriormente ribadito la necessità di un approccio equilibrato e basato sull’evidenza scientifica.

L’eurodeputato italiano Michele Picaro ha sottolineato la necessità di una strategia politica per la tutela della salute dei cittadini, basata soprattutto su alfabetizzazione sanitaria e informazioni alimentari fondate sull’evidenza scientifica, strumenti essenziali per contrastare disinformazione e classificazioni alimentari semplificate. “Il nostro obiettivo a lungo termine deve essere la riduzione delle malattie croniche, evitando estremismi ideologici. La Dieta Mediterranea resta un elemento fondamentale nella prevenzione delle malattie cardiovascolari”. 

“Non possiamo ridurre una sfida complessa a misure punitive o semplificate: si tratta di scorciatoie politiche inefficaci,” ha aggiunto Pietro Fiocchi. “Dobbiamo investire su consapevolezza ed educazione, a partire dalle scuole primarie, promuovendo stili di vita equilibrati in modo positivo e accessibile. La prevenzione, non l’imposizione, è la strada da seguire”. 

“La moderazione è fondamentale. Le politiche punitive e proibitive non producono risultati”, ha osservato Kristoffer Storm, eurodeputato danese. “Cibo e alcol sono più che semplici nutrienti: fanno parte del patrimonio culturale europeo e dovrebbero essere affrontati con politiche equilibrate e culturalmente consapevoli, non con approcci restrittivi.” 

La salute non può essere costruita attraverso scorciatoie regolatorie. L’Europa non ha bisogno di ulteriori misure punitive, ma di politiche più efficaci: basate sull’evidenza, misurabili e in grado di responsabilizzare i cittadini.

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