Può una città aiutarci a vivere meglio? Perché urbanistica, libertà di scelta e prevenzione sono più legate di quanto pensiamo

By Elisa Albertini

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Città più sane non si costruiscono solo con nuove infrastrutture. Servono politiche che offrano alle persone più opportunità e rendano più accessibili le scelte che favoriscono la salute. Dalla mobilità all’accesso al cibo, una pianificazione urbana più intelligente può migliorare la vita quotidiana, favorire l’innovazione e produrre risultati concreti per la salute pubblica.

In breve

  • Siamo liberi di scegliere. Ma non tutti partiamo dalle stesse possibilità. Vivere vicino a un parco, avere trasporti efficienti o poter raggiungere facilmente negozi e servizi cambia le alternative disponibili ogni giorno.
  • La prevenzione non dipende solo dai comportamenti individuali. L’ambiente in cui viviamo può rendere alcune scelte più semplici, più costose o praticamente impossibili.
  • Le buone politiche ampliano le possibilità, non prescrivono come vivere. Urbanistica, innovazione e concorrenza possono creare condizioni migliori senza sostituirsi alle preferenze delle persone.

Stessa libertà. Stesse possibilità?

Immaginiamo due persone che vogliono vivere in modo più sano.

La prima vive in un quartiere con marciapiedi sicuri, parchi accessibili, trasporti pubblici affidabili e una buona varietà di alimenti a prezzi accessibili. La seconda vive in una zona dove l’auto è quasi indispensabile, gli spazi pubblici sono pochi e accedere a un’offerta alimentare adeguata richiede più tempo e più denaro.

Entrambe sono libere di fare scelte migliori per la propria salute. Ma hanno davvero lestesse opportunità?

La Giornata mondiale delle città, celebrata il 31 ottobre con il motto “Better City, Better Life”, offre l’occasione per riflettere su un aspetto spesso trascurato della salute pubblica: l’ambiente in cui viviamo può rendere alcune scelte più semplici, più difficili o, in alcuni casi, praticamente impossibili.

Una prevenzione più efficace non significa soltanto cercare di cambiare i comportamenti individuali. Significa anche creare le condizioni perché le persone possano assumersi maggiore responsabilità per la propria salute.

Il costo nascosto delle città sulla salute

Oltre il 55% della popolazione mondiale vive oggi nelle aree urbane. Entro il 2050, la quota dovrebbe salire al 68%. Ma città più grandi non significano automaticamente vite più sane.

Prendiamo il movimento. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nel 2022 circa 1,8 miliardi di adulti nel mondo non raggiungevano i livelli raccomandati di attività fisica.

Il modo  in cui una città è progettata conta. Distanze elevate, quartieri in cui gli spostamenti dipendono prevalentemente dall’auto strade poco sicure possono scoraggiare gli spostamenti a piedi o in bicicletta. Al contrario, spazi pubblici accessibilie trasporti efficienti rendono il movimento una scelta più semplice e naturale nella vita quotidiana.

Poi c’è l’inquinamento atmosferico. L’OMS stima che nel 2019 l’inquinamento dell’aria esterna abbia contribuito a circa 4,2 milioni di morti premature nel mondo. Il traffico stradale è una delle principali fonti di inquinamento urbano, anche se il suo peso varia da città a città.

Il punto è semplice: le nostre scelte e l’ambiente in cui viviamo sono strettamente collegati.

Invitare le persone a camminare di più è utile. Creare le condizioni perché possano farlo in modo sicuro, semplice e concreto lo è ancora di più.

Scegliere meglio è più facile quando esistono alternative

Il rapporto tra città e salute va oltre la mobilità e la qualità dell’aria.

Anche l’accesso a un’alimentazione nutriente è una parte importante della prevenzione. Ma disponibilità, prezzi e facilità di accesso cambiano molto da un quartiere all’altro e tra diverse fasce di reddito.

Nel 2024, l’8,5% della popolazione dell’Unione europea non poteva permettersi un pasto con carne, pesce o un equivalente vegetariano ogni due giorni. Tra le persone a rischio di povertà, la quota saliva al 19,4%.

Numeri che ricordano quanto l’accessibilità economica conti quando parliamo di alimentazione e salute pubblica.

Ma una buona alimentazione non dipende soltanto dalla disponibilità di prodotti freschi. Un’offerta sicura, nutriente e diversificata, che includa anche alimenti adeguatamente trasformati e conservati, può contribuire a una dieta equilibrata.

Prezzi, infrastrutture, distribuzione alimentare, preferenze dei consumatori e conoscenze nutrizionali incidono tutti sulla possibilità di compiere scelte informate.

Una prevenzione più efficace deve quindi tenere conto anche delle condizioni concrete in cui le persone fanno le proprie scelte.

La libertà di scelta è reale solo quando le persone hanno alternative concrete.

Politiche migliori creano più opportunità

Se l’ambiente urbano può influenzare la salute, come dovrebbero rispondere i decisori pubblici? L’obiettivo non dovrebbe essere imporre un unico modello di vita sana, ma ampliare le opportunità a disposizione delle persone.

Tre priorità meritano particolare attenzione.

  1. Rendere più semplici le scelte salutari. Quartieri percorribili a piedi, spazi verdi accessibili, piste ciclabili sicure e trasporti pubblici affidabili possono favorire l’attività fisica e migliorare la qualità della vita.
    Allo stesso modo, politiche che promuovono concorrenza, distribuzione efficiente e innovazione nei sistemi alimentari possono contribuire a migliorare l’accesso a prodotti nutrienti e a prezzi accessibili.
    L’obiettivo dovrebbe essere rimuovere gli ostacoli inutili, non sostituire le preferenze individuali con comportamenti prescritti dall’alto.
  2. Favorire innovazione e collaborazione. Città più sane non si costruiscono soltanto attraverso gli investimenti pubblici.
    Imprese, imprenditori, ricercatori e comunità locali possono svolgere un ruolo importante nello sviluppo di nuove soluzioni: dai servizi di mobilità intelligente alle infrastrutture digitali, fino a sistemi di distribuzione alimentare più efficienti.
    La collaborazione tra pubblico e privato e l’innovazione tecnologica possono aiutare le città ad affrontare sfide complesse, utilizzando meglio risorse limitate.
  3. Misurare i risultati, non le intenzioni. Le buone intenzioni non producono automaticamente buone politiche.
    Una nuova pista ciclabile non è necessariamente un successo per la salute pubblica solo perché è stata costruita. Il suo valore dipende da quanto migliora mobilità, sicurezza, accessibilità e, in ultima analisi, le opportunità delle persone di essere fisicamente attive.

Politiche urbane migliori richiedono risultati misurabili, un’attenta valutazione di costi e benefici e un approccio più ampio alla prevenzione, capace di collegare mobilità, accesso al cibo, innovazione e benessere individuale.

La sfida per l’Europa è creare città in cui vivere in modo più sano sia più accessibile, più sostenibile dal punto di vista economico e compatibile con esigenze e preferenze diverse.

Il successo dovrebbe essere misurato dalle opportunità che le città riescono a creare, non soltanto dalle infrastrutture realizzate o dagli obiettivi ambientali fissati.

Una città più sana non è quella che dice alle persone come vivere. È quella che offre loro più opportunità per vivere bene.

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