- 20 January 2026
- Posted by: Competere
- Category: Lidea
Chi decide cosa mangiamo? L’approccio ideologico dei britanniciL'IDEA DI PIETRO PAGANINI
Il Regno Unito sta superando educazione e prevenzione per arrivare a ingegnerizzare ciò che le persone vendono, trovano e acquistano. Dai divieti alla pubblicità dei prodotti HFSS ai cosiddetti “obiettivi di salubrità”, la politica alimentare si sta trasformando in uno strumento per plasmare i mercati e persino gusto, sapore e consistenza degli alimenti, rendendo il marketing progressivamente irrilevante. Non è solo una questione di salute: entrano in gioco libertà individuale, concorrenza e imprenditorialità.
Com’é iniziato
Dal 5 gennaio 2026, il Regno Unito ha introdotto il divieto di pubblicità dei prodotti HFSS(High Fat, Sugar and Salt – ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale) prima delle 21 in televisione e in qualsiasi momento online. Si tratta di uno dei regimi di politica alimentare più restrittivi al mondo.
L’obiettivo dichiarato – ridurre l’esposizione dei bambini alla pubblicità e contrastare l’obesità infantile – è legittimo. Il metodo scelto, tuttavia, rivela un cambiamento più profondo: riflette un approccio ideologico, poco scientifico e scarsamente sperimentale, che ricorre a scorciatoie regolatorie e fatica ad affrontare obesità e malattie cardiovascolari nella loro reale complessità biologica, comportamentale, sociale e culturale.
Cosa sta davvero accadendo
Il Regno Unito sta costruendo un sistema regolatorio che va ben oltre informazione ed educazione.
In un primo momento ha colpito la comunicazione; ora si sta spostando verso la modellazione dell’offerta stessa.
Al centro di questo sistema c’è il Nutrient Profiling Model (Npm): uno strumento amministrativo che riduce la complessità della nutrizione per renderla governabile. Gli alimenti vengono valutati come entità isolate, sommando nutrienti “buoni” e “cattivi”, senza considerare contesto, dimensioni delle porzioni, frequenza di consumo, stili di vita e responsabilità individuale.
È la stessa logica riduzionista che ha ispirato il Nutri-Score.
Perché è un approccio problematico
Queste politiche trattano obesità e salute come un esercizio aritmetico. L’esito è prevedibile: molti prodotti tradizionali, inclusi alimenti simbolo della cultura alimentare europea e italiana, vengono penalizzati non per un abuso, ma per la loro stessa composizione.
La comunicazione viene compromessa e la riformulazione diventa un obbligo implicito. Non sempre possibile, non sempre neutrale, spesso culturalmente dirompente.
Il vero cambio di paradigma: gli “healthiness targets”
Il passaggio più delicato, però, deve ancora arrivare. Nel Regno Unito sono in corso proposte e discussioni su sistemi di “healthiness targets” per i grandi retailer: target sulla “salubrità media” dell’offerta alimentare, calcolata su volumi di vendita e su punteggi nutrizionali aggregati.
Formalmente, non si tratta di un divieto di vendita di specifici prodotti. In pratica, èqualcosa di più sofisticato: una pressione sistemica che determina cosa merita spazio sul mercato.
Un mercato (e un marketing) sempre più guidato dallo stato
Spostare la regolazione dalla comunicazione all’architettura dell’offerta favorisce una selezione amministrativa dei prodotti. Ne deriva una distorsione del mercato: sopravvivono coloro che possono ingegnerizzare le ricette per adattarle ai parametri pubblici; i prodotti tradizionali, le filiere culturali e le PMI vengono penalizzati.
Non prevale più ciò che scelgono i consumatori, ma ciò che rientra nei criteri definiti dallo Stato. È la logica di un “gusto guidato”, sempre più vicino a un gusto definito dall’autorità pubblica.
Dov’é finito il liberalismo?
Il paradosso è evidente: la culla del liberalismo classico sta adottando forme di indirizzo statale che restringono progressivamente la scelta.
Non attraverso divieti espliciti, ma modellando l’ambiente in cui le scelte vengono compiute.
È vero che il Regno Unito promuove anche programmi di educazione e attività fisica. Tuttavia, queste iniziative sono sempre più subordinate a un modello alimentare definito dallo Stato, invece di rafforzare l’individuo nella ricerca personale di equilibrio, responsabilità e benessere di lungo periodo.
Un metodo alternativo esiste
A differenza del Regno Unito, l’Italia, valorizzando la tradizione dello stile di vita mediterraneo, ha recentemente adottato la sua prima legge organica sull’obesità, scegliendo un approccio diverso: educazione, prevenzione e responsabilità individuale.
Un approccio imperfetto, certo, ma più coerente con la complessità dell’obesità e con il principio che la salute non si costruisce per decreto.
Perché questa questione va oltre il Regno Unito
Il caso britannico non è solo una questione nazionale. È un test politico e culturale osservato con attenzione anche oltre i confini del Regno Unito. Una volta accettato che lo Stato possa “ottimizzare” l’offerta alimentare in nome della salute, diventa difficile spiegare perché non dovrebbe fare lo stesso anche per altri comportamenti.
L’Europa si trova davanti a una scelta cruciale: stiamo davvero affrontando l’obesità o stiamo sostituendo la complessità con scorciatoie regolatorie, rischiando di generale più effetti collaterali che benefici duraturi?
Articolo ripreso da EFANews >>>