- 18 November 2025
- Posted by: Competere
- Category: Lidea
Perché l’America non dovrebbe copiare il sistema sanitario europeoL'IDEA DI PIETRO PAGANINI
Quando gli americani visitano l’Italia, restano affascinati da ciò che vedono, ma raramente parlano dell’accesso all’innovazione sanitaria. Non perché manchi la qualità della cura, ma perché in Europa nuovi farmaci e tecnologie arrivano più lentamente. Le proposte di controllo dei prezzi, come quelle discusse negli Stati Uniti, rischiano di aggravare questa distanza: limitano gli incentivi all’innovazione e ritardano l’arrivo delle terapie più avanzate ai pazienti. La sfida non è ridurre i prezzi dall’alto, ma creare un sistema che renda l’innovazione sostenibile, accessibile e immediatamente disponibile a chi ne ha bisogno.
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PERCHÈ I CONTROLLI SUI PREZZI DANNEGGIANO I PAZIENTI
Sorprende che, dall’altra parte dell’Atlantico, politici di entrambi gli schieramenti continuino a tentare di importare una delle caratteristiche più apparentemente allettanti, ma in realtà dannose, del sistema sanitario italiano: i severi controlli sui prezzi dei farmaci. Queste misure creano l’illusione di una protezione, ma ritardano e limitano l’accesso a cure salvavita, rallentano l’innovazione e riducono le scelte dei pazienti.
L’Inflation Reduction Act, approvato dai democratici, imporrà limiti ai prezzi di molti farmaci comuni. Ora il presidente Trump sta cercando di ampliare questo regime di controllo dei prezzi, introducendo una “Most Favore Nation Policy”, che ancorerebbe i prezzi dei farmaci negli Stati Uniti a quelli artificialmente bassi di Italia e altri Paesi europei. Ma il sistema europeo non è un modello da imitare.
ACCESSO RITARDATO, ACCESSO NEGATO
In Europa, i farmaci possono costare meno, ma arrivano più tardi, a volte troppo tardi. Paesi come Francia, Germania e Italia hanno accesso ai nuovi medicinali in media con un ritardo di circa un anno rispetto agli Stati Uniti. Per i pazienti, soprattutto oncologici o con malattie croniche, questo può essere fatale.
Alcuni farmaci non arrivano mai: rigidi controlli sui prezzi e restrizioni normative disincentivano le aziende a commercializzarli in Europa. Tra il 2012 e il 2021, i pazienti tedeschi hanno avuto accesso al 61% dei nuovi farmaci, i britannici al 48%, gli italiani al 44% e i danesi solo al 21%. Negli Stati Uniti, l’accesso era dell’85%.
LA LOGICA DELLA RAZIONALIZZAZIONE SANITARIA
I governi europei giustificano questi ritardi con analisi costi-benefici basate su parametri discutibili, come il QALY (Quality-Adjusted Life Year), che valuta gli anni di vita “aggiustati per la qualità”. Alcuni Paesi, come il Regno Unito, lo usano formalmente, altri, come l’Italia, informalmente, per influenzare il prezzo dei farmaci senza renderlo vincolante.
Questo approccio può portare al rifiuto di trattamenti per persone con condizioni croniche o disabilità. Terapie che rallentano il peggioramento della malattia, pur senza guarire completamente, vengono svalutate e hanno meno possibilità di raggiungere i pazienti.
IL GAP DELL’INNOVAZIONE
Oltre ai problemi di accesso, i sistemi europei soffrono anche di carenze in innovazione. Negli anni ’70, l’Europa era leader mondiale nella scoperta di nuovi farmaci. Oggi, le aziende americane guidano il 60% della ricerca e sviluppo globale, mentre quelle europee si fermano al 30%, a causa di controlli sui prezzi e razionamenti.
UN FUTURO DIPENDENTE DALLA CINA
Per gli americani, le conseguenze sarebbero doppie: da un lato cure più lente e meno personalizzate; dall’altro meno lavoratori qualificati e meno investimenti, considerando che il settore farmaceutico impiega milioni di persone, finanzia la ricerca universitaria e sostiene le economie locali in molti Stati. Ostacolare l’innovazione significa anche aumentare la dipendenza dalla Cina nella produzione e sviluppo dei farmaci, in contraddizione con la retorica “America First”.
I RISCHI PER L’AMERICA
L’errore strategico più grave sarebbe rinunciare a ciò che rende unici gli Stati Uniti:velocità, innovazione e libertà di scelta nelle cure. Copiare l’Europa nelle politiche farmaceutiche non rafforzerebbe gli Stati Uniti, ma li indebolirebbe, dando alla Cina la possibilità di diventare leader globale nel biotech.
L’America non può permettersi di diventare come l’Europa. E l’Europa non può più permettersi di restare com’è ora. Ai miei amici americani dico: magari volete imitare la nostra cucina e il nostro stile di vita, ma non vogliate copiare il nostro sistema sanitario.
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