Big Data, il Futuro delle PMIL'idea di Benedetta Fiani

Innovazione. Ne parliamo di continuo, dimenticandoci che spesso il progresso teconlogico non si traduce in vera innovazione.

Prendiamo le startup. Nonostante il grande entusiasmo che le circonda e il sostegno della politica e delle grandi imprese, per molti imprenditori tradizionali, le startup restano una bolla tra moda e speculazione mediatica. Non è una considerazione del tutto campata in aria, ma così facendo rischiamo di perdere un’importante opportunità di confrontarci con nuovi modi di competere sul mercato e di riconfigurare il mercato stesso.

Cosa accadrebbe se provassimo a fare a meno dei capitali di ventura? Da più parti si invoca incessantemente l’intervento di fondi ed investimenti istituzionali, strizzando l’occhio all’aiuto pubblico. Professionisti e PMI potrebbero, invece, imparare a rubare idee da altri settori, dalle giovani startup, riconfigurando intuizioni acerbe per farle proprie ed integrarle con l’esperienza maturata di chi fa impresa da anni.

Il vero elemento di cambiamento è il dato. Anche le piccole imprese possono disporre, senza costi eccessivi, e con relativa facilità di gestione, di dati notevoli. Diventa, quindi, una competenza strategica la capacità di identificare, gestire ed analizzare i dati per creare valore nei processi di business. Ed è una capacità che si dimostra sempre più necessaria alla luce dei rilevanti cambiamenti a cui sono soggetti i mercati di riferimento.

Ma il vero problema è che ci vuole coraggio.

L’imprenditore medio è stato abituato a muoversi all’interno di margini ristretti, dati dalle ridotte dimensioni dell’impresa, da un mercato sostanzialmente statico e protetto, per questo oltre alla creatività, all’intuito e all’esperienza è necessario una migliore base informativa sui clienti, i concorrenti i prodotti e i servizi, altrimenti il rischio è di venir tagliati fuori da un mercato profondamente cambiato e che non viene compreso. Bisogna parlare anche e soprattutto di questo quando si parla di innovazione, per definire dei percorsi di consapevolezza che aiutino le PMI e gli imprenditori a sentirsi meno soli davanti alle sfide che li attendono.

La tecnologia non sempre fa innovazione. L’innovazione è soprattutto implementazione organizzativa, introduzione di nuovi processi che valorizzino e sfruttino una tecnologia che altrimenti diventa effimera. Non è divertente né entusiasmante, anzi, è faticoso, perché innovare significa mettere in discussione realtà consolidate e modificare equilibri ben rodati. Ma innovare è necessario ed è meglio farlo subito e cogliere il vantaggio di farlo per primi.

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