La geopolitica del cacaoDI DOMENICO LETIZIA

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Articolo pubblicato sul quotidiano La Ragione 

Gli esperti del think tank Competere.eu e i ricercatori dell’organizzazione Mighty Earth hanno diffuso e pubblicato dati interessanti e statistiche sulla produzione mondiale di cacao. Secondo il loro report, il 75% del cacao mondiale proviene dall’Africa occidentale e più precisamente dalla Costa d’Avorio e dal Ghana. Attualmente l’Europa consuma circa il 59% del cacao prodotto dalla Costa d’Avorio e numerosi esperti e attivisti ambientali denunciano l’insostenibilità delle coltivazioni intensive, responsabili della deforestazione del territorio. La Costa d’Avorio e il Ghana hanno infatti perduto rispettivamente il 94% e l’80% del proprio patrimonio forestale: un problema che i governi intendono affrontare anche per redistribuire ricchezza prodotta dalle poche multinazionali del settore. Entrambi i Paesi hanno così sottoscritto con le più importanti aziende di cacao e cioccolato un accordo di partenariato pubblico-privato che punta a rendere sostenibile l’intera catena di approvvigionamento. Grazie alla sinergia fra i due Paesi africani, la tracciabilità delle produzioni locali ha raggiunto il 72% del totale complessivo e i dati sono stati confermati anche dalla World Cocoa Foundation.

Nonostante questi successi e le nuove opportunità tecnologiche per la raccolta e la produzione del cacao, c’è ancora molto da fare e i regolamenti europei sostengono tale percorso. Nel giugno del 2023 l’Unione europea ha adottato il regolamento contro la deforestazione con l’obiettivo di implementare metodi di produzione e coltivazione legati alla green economy e all’economia circolare. Questa politica trasversale sui prodotti si applica a una serie di risorse che nel corso degli ultimi decenni hanno dimostrato di contribuire alla deforestazione: cacao, bestiame, caffè, olio di palma, gomma, soia e legno. Il regolamento europeo impone che, prima di entrare nel mercato europeo, i prodotti contenenti queste risorse debbano dimostrare che non contribuiscano alla deforestazione.

La pressione internazionale del Ghana e della Costa d’Avorio sul commercio del cacao ha l’obiettivo di creare un fondo di stabilizzazione per mitigare gli effetti delle fluttuazioni del prezzo internazionale del prodotto, assicurando maggiori entrate e guadagni ai piccoli proprietari e produttori, rilanciando campagne educative locali contro l’impiego del lavoro minorile e arginando il fenomeno del mercato nero. Il cacao dell’Africa occidentale e le nocciole turche sono materie prime cruciali per la produzione di numerosi spalmabili. In quei Paesi le multinazionali impiegano operai e profughi sottopagati per un lavoro stagionale agricolo e la comunità politica internazionale sta lavorando per arginare tale aberrante fenomeno che lega la povertà e lo sfruttamento alla guerra.

Nel processo di adattamento giuridico e commerciale alle nuove modalità di produzione e coltivazione del cacao, il sistema produttivo italiano risulta particolarmente importante anche per promuovere e valorizzare l’eccellenza nazionale del comparto pasticcerie, gelaterie e dolciario, nonché per valorizzare in termini di know how il trasferimento di tecnologia e l’export dei macchinari agricoli.

 

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