La Polonia dice no al Nutri-Score: la prevenzione riparte dalla persona

By Carlotta Benedetti

Read the article in English

La Polonia sceglie un approccio più liberale all’informazione alimentare e ritira il Nutri-Score dai prodotti nazionali. Una decisione che invita a riflettere sui limiti delle etichette che attribuiscono un giudizio agli alimenti senza considerare le esigenze individuali, le abitudini e il contesto della dieta. La sfida non è decidere al posto dei consumatori, ma aiutarli a scegliere meglio. 

In breve

  • La Polonia sceglie una strada diversa sul Nutri-Score. Avvia il ritiro dell’etichetta dai prodotti alimentari nazionali, con un periodo transitorio fino al 2028 per l’immissione sul mercato e al 2030 per la vendita delle scorte. Alcuni prodotti provenienti da altri Paesi UE potranno continuare a utilizzarla.
  • Un punteggio non racconta lo stile di vita. La valutazione su 100 grammi o millilitri non tiene conto delle porzioni effettivamente consumate, della frequenza di consumo e delle esigenze individuali.
  • Più conoscenza, più libertà di scelta. Educazione alimentare, nutrizione di precisione e intelligenza artificiale possono aiutare i consumatori a comprendere meglio gli alimenti e adottare comportamenti coerenti con le proprie esigenze e il proprio stile di vita.

La decisione polacca

Con una lettera del 24 settembre 2026, il Ministero della Salute polacco ha delineato ilritiro del Nutri-Score e di analoghi sistemi di etichettatura fronte pacco soggetti a notifica nazionale. Delle 25 organizzazioni che hanno partecipato alla consultazione, 22 si sono espresse contro la loro adozione e notifica.

I prodotti interessati potranno essere immessi sul mercato fino al 31 dicembre 2028, mentre le scorte residue potranno essere vendute entro il 31 dicembre 2030.

Il Nutri-Score non scomparirà però completamente dagli scaffali. Gli alimenti prodotti ed etichettati in altri Paesi UE che riconoscono ufficialmente questi sistemi potranno continuare a essere commercializzati in Polonia, secondo le regole europee sulla libera circolazione delle merci.

La decisione lascia quindi aperta una domanda: quali strumenti possono aiutare i consumatori a comprendere meglio ciò che mangiano? 

I limiti di una lettera

Il Nutri-Score promette di semplificare le scelte alimentari e contribuire a contrastare obesità e malattie non trasmissibili. Ma ridurre il giudizio nutrizionale a una lettera e un colore è un approccio semplicistico: può orientare l’acquisto, ma da solo non garantisce benefici concreti per la salute. La prevenzione richiede di considerare porzioni, frequenza di consumo e bisogni individuali, aspetti che un punteggio sul prodotto non può riassumere.

Il calcolo su 100 grammi o 100 millilitri permette di confrontare i prodotti su una base comune, ma non corrisponde necessariamente alle porzioni effettive. L’olio usato per condire un piatto, per esempio, viene consumato in quantità molto diverse da una pietanza che costituisce un pasto.

Contano anche la frequenza e gli abbinamenti. Mangiare un alimento occasionalmente o ogni giorno non è la stessa cosa, così come il suo contributo nutrizionale va considerato insieme a quello degli altri cibi consumati.

A cambiare sono anche le persone e i loro bisogni nutrizionali. Età, metabolismo, attività fisica e condizioni di salute rendono ciascuno di noi diverso. Il punteggio resta invece identico: valuta alcune caratteristiche dell’alimento, ma non può stabilire quanto risponda alle esigenze individuali.

L’educazione alimentare rende autonomi

Il richiamo del Ministero polacco all’educazione dei consumatori indica una priorità su cui investire. Leggere una tabella nutrizionale, valutare una porzione e comporre un pasto sono competenze che aiutano a decidere in autonomia.

Per essere utili, queste conoscenze devono trovare spazio nella vita reale. Indicazioni che ignorano il budget, gli orari di lavoro, le preferenze o il tempo disponibile per cucinare sono difficili da seguire.

La nutrizione di precisione collega le conoscenze scientifiche ai bisogni individuali. Le raccomandazioni generali restano una base importante; la personalizzazione aiuta ad applicarle, tenendo conto delle caratteristiche e delle abitudini della persona.

Dati e intelligenza artificiale al servizio delle scelte

Il punto di partenza è l’educazione alimentare, che aiuta le persone a comprendere le informazioni nutrizionali e a integrarle nelle scelte quotidiane. Servono quindi dati affidabili sui prodotti, che le imprese possono fornire rendendo chiari ingredienti, composizione nutrizionale e porzioni.

Le app dedicate all’alimentazione possono rendere questi dati accessibili e comprensibili, aiutando a confrontare i prodotti e a conoscere meglio le proprie abitudini. Un assistente basato sull’intelligenza artificiale potrebbe integrarli con le informazioni condivise volontariamente dall’utente e suggerire scelte alimentari adatte ai suoi bisogni, alle sue preferenze e al suo budget.

I dispositivi wearables possono aggiungere informazioni sull’attività fisica e sulle abitudini. I QR code sulle confezioni potrebbero dare accesso a spiegazioni e indicazioni d’uso che lo spazio dell’etichetta non consente di ospitare.

La tecnologia deve aiutare anche a capire le ragioni dei suggerimenti. Una risposta automatica priva di spiegazioni non rafforza l’autonomia del consumatore.

Per questo occorrono basi scientifiche solide, trasparenza dei criteri, protezione dei dati personali e chiarezza sui limiti delle raccomandazioni.

L’IA può affiancare così l’educazione alimentare e il lavoro dei professionisti, rendendo più semplice tradurre le informazioni in scelte concrete.

La prevenzione si misura dai risultati

Una politica alimentare efficace deve tradursi in risultati concreti: rafforzare l’alfabetizzazione nutrizionale, aiutare le persone a compiere scelte consapevoli e contribuire a migliorare la loro salute.

Il ritiro del Nutri-Score in Polonia offre all’Europa l’occasione di discutere dove investire per raggiungere questi obiettivi, mettendo al centro l’educazione e i bisogni individuali.

Dare un voto a un prodotto è immediato. Aiutare una persona a scegliere richiede di più. È su questo che si misura l’ambizione della prevenzione personalizzata.

Latest News