Fermiamo la pesca industriale degli squali maldivianiAbbracciare la complessità per un domani più sostenibile.

Lo sfruttamento eccessivo della pesca è uno dei fattori che sta mettendo più a rischio la biodiversità. Il ricorso alla pesca anche in aree protette e garantite rischia di colpire violentemente gli ecosistemi e in particolare alcune specie animali. Lo squalo delle maldive è una di queste e la recente intenzione di tornare alla legislazione precedente al 2010, anno nel quale fu bandita la caccia, potrebbe rovinare in maniera permanente l’ambiente marino dell’arcipelago maldiviano.

IL RITORNO DELLA PESCA ALLO SQUALO

Gli effetti economici della pandemia si sono fatti sentire anche nella piccola republica dell’arcipelago maldiviano. Per il gruppo di isole dell’oceano indiano la principale fonte di reddito è sempre stato infatti il turismo, il settore per eccellezza colpito dagli effetti della pandemia. Se da una parte il temporaneo arrestarsi della macchina turistica ha fatto sì che anche alla Maldive la natura riprendesse possesso dei suoi spazi, dall’altra però la pandemia ha messo nudo tutta la fragilità economica della piccola repubblica maldiviana, il cui PIL è legato in gran parte al turismo.

Il Ministro della Pesca maldiviano Zaha Waheed ha palesato la volontà di riaprire alla pesca di squali, così come era prima del 2010, per ammortizzare le perdite dovute alla pandemia. Tutto ciò è avvenuto subito dopo il ritrovamento di diversi squali uccisi e ancora appesi agli ami in una area marina protette, Fish Head, un pinnacolo subacque o di una bellezza indescrivibile dove gli incontri con gli squali erano all’ordine del giorno. Nel giro di pochi giorni il sito di immersione è diventato un sito fantasma e gli avvistamenti degli squali sono diventati molto più rari. 

È IMPORTANTE DIFENDERE QUESTA SPECIE

Mai ci saremmo aspettati che una proposta tale potesse arrivare proprio dal Governo di cui fa parte Anni Nasheed, anche noto come “The Island President” dall’omonimo documentario in cui si batte per la difesa dell’ambiente, ovvero anche degli squali. L’attuale ministro della pesca maldiviano Zaha Waheed ha proposto il ritorno alla pesca allo squalo. Nel 2008 Nasheed fu eletto Presidente delle Maldive e divenne noto a molti per aver organizzato la prima riunione di gabinetto subacquea per metter in evidenza il problema del riscaldamento globale. La proposta del ministro della pesca ha destato forte disagio in tutta la comunità subacquea mondiale. È inaccettabile solo pensare di poter creare economia attraverso l’uccisione di creature che, non solo vivono negli Oceani da ben prima che l’uomo mettesse piede sulla Terra ma hanno già subito un drastico calo della popolazione. Si stima che negli ultimi 30 anni la popolazione di questi pesci sia scesa di oltre il 70% a causa della richiesta della famigerata pinna di squalo, ma anche per la loro cartilagine, l’olio di fegato, per no parlare delle migliaia di squali che ogni giorno rimangono vittime del by catch e delle ghost net, vere e proprie trappole mortali che si spostano liberamente negli Oceani.

RIPARTIRE PRESTO CON IL TURISMO

Ci stiamo quindi domandando cosa possiamo fare per evitare che il governo maldiviano approvi questa scellerata richiesta. È evidente che non abbiamo potere decisionale ma possiamo manifestare la nostra contrarietà alla pesca industriale allo squalo attraverso le numerose petizioni pubblicate sui social network in questi giorni e, soprattutto, dobbiamo continuare a sostenere (appena sarà possibile ripartire in libertà) la popolazione maldiviana tramite il turismo, viaggi subacquei affinché le Maldive tornino al loro fiorente splendore antecedente al coronavirus.

Non abbandoniamo gli squali e cerchiamo, nel nostro piccolo, di creare sostenibilità per i nostri Mari e Oceani depradati, svuotati e martoriato da anni e anni di pesca intensiva che sta mettendo in ginocchio la popolazione ittica mondiale.

Un Océano senza squali é un Océano senza Vita.

Bio dell’autrice

Capanna Piscè Jessica, classe 1988, Abruzzese doc di Pineto (TE). Ha conseguito il brevetto subacquea professionista nel 2010 e quello da istruttrice 2011. Ha lavorato nel Mar Rosso, dove si è formata come subacquea. Dal 2014 abita alle Maldive e qui ha fatto gran parte delle immersioni (circa 8000).

La credibilità è la nostra forza. La nostra visione al vostro servizio.

Pietro Paganini
Presidente, Competere
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