Pmi fondamentali per ripartenza, il Dl ristori non bastaIL COMMENTO DI GIUSEPPE ARLEO PER TODAY

Un estratto del commento di Giuseppe Arleo, Coordinatore dell’Osservatorio per la ricostruzione economica dopo la Covid-19, per il sito Today.it. Per leggere l’articolo integrale clicca il seguente link: https://tinyurl.com/y94who4u

“Le pmi non solo rappresentano la maggioranza delle imprese e degli addetti nel nostro Paese ma sono anche i luoghi in cui nasce quell’innovazione oggi così strategica per rendere competitiva l’Italia. Sicuramente la presenza dei ristori, presenti nell’ultimo decreto, rappresenta un tentativo di recuperare il mancato fatturato anche del periodo natalizio, importante che siano per tutte le categorie e siano velocissimi, sia da parte del governo che dalle Regioni”.

DEBITI E LIQUIDITÀ

Come si evince dal rapporto Istat reso noto qualche giorno fa, il debito bancario, assistito da garanzia pubblica, è stato lo strumento più utilizzato da parte delle micro e piccole imprese per fronteggiare il fabbisogno di liquidità portando al primo semestre 2021 le pmi verso la decisione dell’autofinanziamento. Il tremendo pericolo, quindi, può essere una morsa tra debito e difficoltà economica delle imprese nel ripartire subito e bene”.

UN QUADRO GRAVE PER LE PMI

“Secondo i dati Istat – ricorda Arleo – le imprese localizzate al Sud hanno avuto nei mesi scorsi una perdita di oltre il 50% del fatturato e la soluzione preferita dagli imprenditori è un ricorso massiccio al debito sebbene i cali di fatturato siano comunque minori rispetto a quelli di inizio pandemia. Solo parzialmente le imprese si sono rivolte ad altri strumenti di liquidità tipo le linee di credito o anche il differimento nei rimborsi dei debiti anche tramite la moratoria. Questo è quanto emerge dalla rilevazione condotta dall’Istat in merito alla ‘Situazione e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria Covid-19’ aprendo di fatto un quadro di forte indebitamento nel breve periodo da parte delle micro e piccole imprese che, attingendo a capitale di debito, ancorché garantito dallo Stato, ad oggi non ha molta fiducia nella continuazione della propria attività”.

Secondo quanto emerge dalle statistiche condotte il 68,9% delle imprese ha dichiarato di essere in piena attività, il 23,9% di essere parzialmente aperta , volgendo la propria attività in condizioni limitate in termini di spazi, orari e accesso della clientela. Il 7,2% ha invece dichiarato di essere chiuso: si tratta di circa 73 mila imprese, che pesano per il 4,0% dell’occupazione.

L’INTERVENTO DELLO STATO (NON BASTANO I RISTORI)

“A partire da giugno 2020 – aggiunge Arleo – quasi il 38% delle imprese con tre dipendenti ha fatto richiesta di finanziamenti garantiti dallo Stato, che sia fondo di garanzia o Sace, e la frequenza maggiore riguarda le imprese piccole, quasi il 40%, rispetto a quelle grandi, quasi il 22%, con i settori della ristorazione, commercio, trasporti e produzione di beni alimentari ad essere quelli maggiormente attenti all’opportunità dei prestiti. Tra le imprese richiedenti, oltre quattro su cinque (82,0%) hanno ottenuto il finanziamento in formula piena, l’8,0% l’ha ottenuta ma con una decurtazione ed, infine, l’1,6% non ha ottenuto l’incentivo ed infine 8,4% era in attesa di ricevere risposta”.

Ma quali sono gli strumenti che le imprese utilizzano per fronteggiare il costo del lavoro? “Sicuramente – sottolinea – il ricordo alla cassa integrazione guadagni e al fondo integrazione salariale sono gli strumenti più utilizzati. Meno diffuso infine l’utilizzo di altri strumenti strategici come la riduzione del delle ore lavorative o dei turni, obbligo delle ferie, ecc. Aspetto importante, poi, è che circa i tre quarti delle imprese hanno modificato il loro assetto lavorativo mentre la restante parte degli imprenditori, special modo quelli al di sotto dei 50 dipendenti, non hanno attuato alcuna modifica sul personale, in maggior parte nei settori industria, costruzioni, commercio e trasporti”.

LO SCENARIO FUTURO

“Le prospettive per il primo semestre 2021 – avverte – sono rappresentate dall’autofinanziamento per circa il 60% delle imprese con almeno 3 dipendenti ma comunque inferiore rispetto a quanto dichiarato nel periodo precedente alla Covid-19. In subordine le imprese rappresentano come fonte di finanziamento quello bancario, a medio e lungo termine o a breve termine. A seguire, ma in maniera molto minore, l’accesso al credito esterno bancario quale factoring, leasing e credito commerciale”.

“Sicuramente – sostiene Giuseppe Arleo – l’accesso al capitale di debito, sebbene in maniera minore rispetto all’inizio della pandemia, sarà il tema principale a cui le imprese, di ogni dimensione e localizzazione geografica, dovranno approcciarsi a partire dal primo semestre 2021 nuova ondata pandemica permettendo”.

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Pietro Paganini
Presidente, Competere
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