Produttività: Inizia a ScuolaL'IDEA DI GIACOMO BANDINI

In Italia parliamo troppo di pensioni e immigrazione, e poco o nulla di produttività. Che comincia invece dalla scuola e dalla ridefinizione del sistema dell’istruzione.

La costruzione della società del futuro non potrà fare a meno della creatività e della intraprendenza dei giovani, ai quali occorre però dare gli strumenti adeguati per dimostrare di mettere in pratica il loro talento. Il sistema dell’istruzione e la capacità degli insegnanti di trasformarsi in motivatori e leader, diventano pertanto il paradigma intorno al quale si gioca il futuro dei nostri giovani e la capacità di trasformare in modo sostanziale il loro potenziale talento.

Quando Tony Blair entrò in modo dirompente nella politica britannica, individuò nel miglioramento dell’istruzione la principale priorità del suo esecutivo, confermata nello slogan Education, Education, Education, che divenne presto l’obiettivo prioritario del Governo laburista.

PERCHÉ È IMPORTANTE? Da troppo tempo in Italia si continua invece a parlare di pensioni ed immigrazione, come se fossero gli unici temi in agenda. Il principale problema italiano, invece, è che la produttività è ferma al palo da oltre un ventennio, e nel confronto dal 1985 ad oggi l’Italia è nella fascia dei Paesi Ue con la crescita più bassa, nonostante ci fossero state normative che hanno favorito l’uscita anticipata dal mercato del lavoro, e quindi di fatto il turnover occupazionale, che però non si è verificato a discapito dei giovani.

IL SILENZIO DELLA POLITICA Invece di concentrarsi unicamente sulle pensioni (Quota 100 senza un’adeguata riforma della Pa svuoterà gli enti locali delle poche competenze rimaste soprattutto nelle aree tecniche) e immigrazione, la politica cominci a prestare attenzione ad un dato pericoloso e per alcuni versi tragico che ha diffuso di recente dall’Eurostat. Il 26,1% dei 25-34enni – target nel quale l’Italia ha il triste primato dei disoccupati in Europa – conseguirà al massimo la licenza media, ha affermato l’Istituto europeo di statistica. Un italiano su quattro non arriverà mai alla laurea. E difficilmente lavorerà in modo continuativo perché scarsi livelli di istruzione e di qualificazione segnano una elevata difficoltà a trovare un lavoro stabile, condizione che nel lungo periodo costituisce le premesse per la disoccupazione e l’espulsione dal mercato del lavoro.

IL MODELLO TEDESCO DI ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO Andrebbe sostenuta e potenziata, invece, l’alternanza scuola-lavoro che si diffonde principalmente nei territori a maggior densità produttiva e permette ai giovani di inserirsi più facilmente nel mercato del lavoro (Fonte Indire). Nelle province italiane dove si fa più alternanza i tassi di occupazione giovanile sono più alti (Triveneto e Lombardia in primis). Nel 2016 le imprese tedesche hanno aumentato gli investimenti in robotica del 36% rispetto all’anno precedente. Eppure la disoccupazione giovanile è rimasta su livelli fisiologici, non superiore al 6%.

Il lavoro, insomma, non lo tolgono i robot o i migranti, a meno che non si tratti di impieghi ripetitivi e facilmente riproducibili anche dagli algoritmi e da chi ha bassa scolarizzazione. Il lavoro ce lo toglierà un basso livello di istruzione, e in un Paese che abbonda di professioni impiegatizie e ripetitive il futuro non può che passare da un serio piano di sviluppo della formazione.

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