Scuola-lavoro: investire nel capitale umanoL'idea di Stefano Cianciotta e Antonio Picasso

L’alternanza scuola lavoro è uno strumento molto valido per avviare le nuove generazioni al lavoro ma necessita di miglioramenti robusti che ne potenzino l’efficacia. Scopriamo quali sono.

STUDIO ERGO LAVORO. ALL’ESTERO 

L’Italia è un paese in deficit di capitale umano. Sia per quantità (calo demografico), sia per qualità (mancanza di figure professionali adeguate al percorso di innovazione intrapreso dal sistema produttivo). L’Istat dice che, tra il 2008 e il 2020, il 6% degli italiani compresi tra i 25 e i 34 anni, si sono trasferiti all’estero. Al suo varo, il progetto Alternanza era finalizzato a dare le adeguate skill pratiche ai giovani, ma anche, di sponda, a contenere questo flusso emigratorio. Nel momento in cui vanti già un’esperienza professionale in un’azienda dietro casa, ti sei trovato bene e il tuo capo pure, ci sono meno probabilità che te ne voglia andare all’estero. Per questo è però necessario, oltre alla buona volontà del singolo lavoratore, la capacità ricettiva dell’azienda, se non ad assumerti, quanto meno a proseguire il cammino formativo con te. Secondo McKinsey invece, il 40% della disoccupazione giovanile in Italia ha natura strutturale e affonda le sue radici nello scarso dialogo tra sistema educativo e sistema economico. In altre parole, né la scuola italiana né il mercato del lavoro, nonostante il progetto Alternanza, possono dirsi adeguate a: A) formare le nuove generazioni; B) invertire la curva della disoccupazione giovanile; C) tamponare la fuga di cervelli. Del resto, non si possono nutrire grandi aspettative se solo il 10,7% degli studenti di scuola secondaria superiore è inserito nei percorsi previsti dall’Alternanza. Contro Svizzera, Danimarca e Germania, dove i piani nazionali coprono rispettivamente il 60, 46 e 42% dei giovani. 

BLOCKCHAIN MICA FOTOCOPIE

Torniamo quindi alla domanda iniziale: l’alternanza ha una ragion d’essere, oppure hanno ragione gli studenti che vogliono abolirla? No, nel 2022, non si può pensare che i ragazzi finiscano la scuola senza aver una seppur blandamente chiara risposta alla domanda “Cosa farò da grande?” Vanno poi sfatati quei miti negativi per cui in Alternanza fai soltanto fotocopie. Nell’era dell’Industria 4.0, le fotocopiatrici sono sempre più un oggetto da boomer. Di conseguenza le imprese hanno bisogno come il pane di bravi smanettoni. Non ci si può aspettare che la mente di un cinquantenne afferri al volo l’utilità del blockchain. D’altra parte, se si è ancora a scuola, non si può pretendere di sostituire il Dg senza prima imparare le basi. Ma evitiamo le polemiche. Eccezioni, condannabili a parte, in Italia lo sfruttamento minorile è un problema isolato, oppure criminale.

DOVE E COME SI PUÒ MIGLIORARE?

Prendendo come una chiamata alle armi le parole del ministro Bianchi, secondo cui “l’alternanza concepita dieci anni fa è ormai superata”, abbiamo individuato tre aree di intervento sulle quali istituzioni, parti sociali e aziende devono mettere la testa:

  • Fronte economico: nel Pnrr si parla di una riforma dell’orientamento scolastico, che parta dal principio della sicurezza totale nelle scuole. In Legge di bilancio a sua volta, sono stati stanziati 900 milioni per la scuola. Non è abbastanza. Né in termini di principio, né come risorse materiali. Gli studenti accusano di lavorare gratis. Questa è una fake news che le istituzioni devono smontare con interventi concreti. Fermo restando che il salario non è fatto di sola moneta – il trasferimento delle competenze azienda-studente dev’essere considerato come una retribuzione – vanno elaborate nuove misure di esenzione fiscale a beneficio dei datori di valori e di welfare a sostegno dei lavoratori;
  • Fronte identitario-produttivo: il modello tedesco, con gli istituti tecnici al centro, va bene anzi, bisogna implementarlo. Dobbiamo superare quel preconcetto tutto nostrano, con un retrogusto Anni Trenta del Novecento, per cui chi ha fatto il liceo è destinato a ricoprire una posizione di establishment a tutti gli altri bonne chance. È necessario formulare un piano strategico di apertura di nuovi Its che siano a immagine e somiglianza dei territori in cui hanno sede. A random: nelle Langhe con forte propensione alle materie agrarie, nel bresciano pro industria siderurgica. Se le forze produttive si stanno sempre più orientando a fare un ragionamento di cluster, dev’essere inclusa anche la formazione;
  • Fronte didattico-temporale: l’Italia è il paese del bello, della cultura e del turismo. Bisogna trovare una nuova sintesi tra le materie studiate e poi la loro applicazione. Non possiamo rinunciare a Leopardi e Raffaello, ma vanno affrontati in chiave utilitaristica. Specializzarsi in letteratura e storia dell’arte fin da quando hai 14 anni vuol dire investire tutto per diventare una figura professionale, competitiva a livello internazionale nelle relative filiere (insegnamento, turismo, industria creativa). Insomma, il patrimonio culturale nazionale diventi risorsa di investimento di formazione e di sviluppo.

La credibilità è la nostra forza. La nostra visione al vostro servizio.

Pietro Paganini
Presidente, Competere
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