SOS Italia: Indice Europeo sull’Imprenditorialità DigitaleL'IDEA DI UMBERTO CUCCHI

L’industria digitale europea è in costante crescita. Si sta sviluppando nei variegati contesti sociali, culturali ed economici. Nonostante ciò, secondo L’Indice Europeo dei Sistemi di Imprenditorialità Digitale (EIDES), l’Italia sta sensibilmente perdendo terreno rispetto agli altri paesi membri. Come possiamo accelerare la transizione digitale?

Per poter prendere decisioni sempre più complesse in materia, i policymaker europei hanno bisogno di un set di parametri per monitorare le condizioni che determinano il contesto dell’imprenditorialità digitale europea. L’obiettivo? Stabilire una roadmap chiara e lineare è fondamentale per garantire che il potenziale di produttività venga pienamente a fini di una stabile crescita economica e del benessere sociale.

L’Indice EIDES (European Index of Digital Entrepreneurship Systems), sviluppato dall’IPTS Joint Research Center della Commissione Europea e dall’Imperial College di Londra, risponde alla necessità di uno strumento per comprendere meglio e valutare la portata dell’ecosistema dell’imprenditoria digitale made in EU.

PERCHÈ È IMPORTANTE    L’indice EIDES prende in considerazione più di 100 parametri (115). Essi sono legati al framework legislativo, culturale, istituzionale ed economico e alle condizioni sistemiche di ogni paese suddivise per macro-settori: capitale umano, creazione del know-how, finanza e networking. Il tutto a supporto delle tre fasi core di un’impresa digitale:

1. Stand-up: la fase riguardante l’auto-selezione delle persone nell’imprenditoria;
2. Start-up: la fase di avvio
3. Scale-up: la fase del potenziamento.


LA SITUAZIONE EUROPEA
    L’indice ci fornisce una chiara rappresentazione delle molteplici differenze di contesto tra i diversi paesi dell’Unione in termini di risorse e sviluppo digitale. A grandi linee, è possibile dividere i paesi Europei in 4 macro-gruppi:

1. Eccellenza Nordica: i paesi Scandinavi (Svezia, Danimarca, Finlandia) insieme al Lussemburgo registrano valori di rilievo specialmente per quanto riguarda la qualità del framework istituzionale e l’alto livello di capitale umano.

2. La Grande Europa: Germania, Francia, Regno Unito, Belgio, Austria e Paesi Bassi.

3. Est che Avanza + Penisola Iberica: Slovenia, Lituania, Repubblica Ceca, Portogallo e Spagna.

4. Il Declino del Sud: Italia, Grecia, Bulgaria, Romania e Croazia.


I NOSTRI PROBLEMI 
  Nonostante l’Italia sia un’economia del G7, ci troviamo nell’ultimo gruppo insieme ad economie non comparabili alla nostra. La situazione non e’ ottimale:

  • Scarso utilizzo di tecnologie da parte di cittadini, PA e settore privato;
  • insufficiente affidabilità del framework digitale;
  • Carente architettura legislativa per la tutela della privacy e dell’uso di dati personali;
  • Pubblica amministrazione poco efficiente;
  • Inadeguato sfruttamento delle possibilità presentate dalla digital economy.

COME RISALIRE LA CHINA    Seppur la situazione non sia delle più rosee, abbiamo delle fondamenta dalle quale ripartire come, per esempio, l’esperienza delle nostre industrie, la loro capacità’ di posizionarsi sui mercati internazionali e la forza del nostro mercato interno. In quale direzione muoversi dunque?

  1. È necessario accelerare i processi di digitalizzazione nel sistema educativo e nella PA. Le PA e la scuola vanno affiancate in questo processo. L’esecutivo deve ripensare, o almeno rimodulare, l’intero processo amministrativo (non solo legato al rapporto vis-a-vis col cittadino) ma anche allo scarso livello di alfabetizzazione digitale, alla quasi inesistente promozione dei servizi vigenti e ad una connettività insufficiente. Un punto di partenza potrebbe consistere nell’estendere e migliorare l’operato dei Responsabili per la Trasformazione Digitale nelle PA;
  2. Rafforzare il piano Industria 4.0, ponendo maggiore enfasi sulle competenze e sul know-how. Il Governo potrebbe utilizzare risorse e un sistema di sgravi fiscali per incentivare il settore privato ad assumere specialisti ICT e implementare programmi di formazione. Allo stesso tempo, urge migliorare le politiche attive per l’occupazione, tenendo conto dei processi di automazione e trasformazione tecnologica in atto;
  3. De-burocratizzazione. L’eliminazione di leggi e regolamentazioni superflue per liberare tempo e denaro degli imprenditori nazionali ed internazionali. Un paese più snello, funzionale e digitale sarebbe sicuramente più attraente per importanti capitali stranieri;
  4. Promuovere la cultura imprenditoriale. Secondo il report G20 Entrepreneurship Barometer di Ernst & Young, Solo il 27% dei giovani Italiani ritiene che il paese si impegni a promuovere una cultura imprenditoriale, rispetto ad una media dei paesi del G20 pari al 57%. La tassazione complessiva, secondo il rapporto, tocca il 68,3% contro una media G20 pari al 49,7%. Urgono dunque misure volte ad incentivare e stimolare la cultura imprenditoriale, con un focus sulla digitalizzazione, fornendo allo stesso tempo un percorso semplificato per l’accesso al credito.Che la transizione digitale sia un processo difficoltoso e graduale per un Paese come l’Italia è innegabile.Questo Governo, che si è proposto come “di rottura” sul piano della digitalizzazione e dell’innovazione, non può però tirarsi indietro da questa sfida. L’Italia necessita di una governance digitale in grado di implementare un piano duraturo nel tempo che risponda alle esigenze delle imprese e dei cittadini. Dovranno essere chiari le responsabilità, i livelli di esecuzione e le attività di monitoraggio. Solo così si può provare a recuperare la competitività in declino.

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