Valorizzare i Big DataL'IDEA PER IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO

 

L’universo dei big data rappresenta ancora un territorio inesplorato – e dal vasto potenziale – per L’Italia e i suoi partner Europei. L’introduzione di una politica di valorizzazione a livello nazionale e internazionale deve essere il primo step per poterne carpire tutto il potenziale.

Le aziende con i più grandi fatturati al mondo, a partire dalle GAFA big four -Google, Apple, Facebook e Amazon – acquisiscono ogni giorno un’incredibile volume di dati personali. Dietro l’acquisizione dei big data c’è un lavoro di analisi per capire fenomeni passati e prevedere quelli futuri con il fine di sfruttare questo knowledge acquisito per incrementare i profitti.

PERCHÈ È IMPORTANTE Ogni giorno 2.5 quintilioni di dati vengono prodotti, scambiati ed acquisiti in giro per il mondo. Va sottolineato che il volume di questi dati cresce a livelli esponenziali ogni mese. Le principali aziende del mondo investono ogni anno più di 15 miliardi di dollari per lR&D di software e lanalisi degli stessi dati. Fino ad oggi, L’Italia non ha posto le attenzioni necessarie per valorizzare al meglio il potenziale dei big data. Una corretta valorizzazione porterebbe a:

  • maggiori entrate per le casse dello stato, ad oggi pari a zero per i big data.
  • Un mercato più competitivo ed equilibrato, in linea coi cambiamenti della digital economy.

COME AGGIORNARE Come attuare una politica di valorizzazione dei big data? Il Governo potrebbe agire con questi due policy output (integrativi e non sostitutivi):

  • Introdurre un’imposta col fine di regolamentare l’acquisizione dei big data. Come abbiamo proposto la scorsa settimana, si tratta di applicare un’imposta relativa ai bit collegati ai big data acquisiti – 0,000001 di dollaro per bit. In questo modo per ogni dato acquisito da un colosso del web da un individuo o azienda Italiana, lo Stato incasserebbe una cifra in base alla quantità di dati scambiati.
  • Liberalizzazione del mercato dei big data. Consentire a individui, aziende – e alla stessa pubblica amministrazione – di vendere dati personali ai colossi del web. In questo modo, considerando i dati come una commodity personale, ad ogni individuo spetterebbe una somma di denaro per la vendita di dati in suo possesso.

Questa importante mole di dati, che fino a poco tempo fa rappresentava un ruolo marginale, potrebbe essere utilizzata per compensare una riduzione fiscale sugli investimenti produttivi e allo stesso tempo renderebbe la regolamentazione del mercato in linea coi cambiamenti della digital economy.

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