Alimentazione: emergenza geopoliticaINTERVISTA DI ANTONIO PICASSO - ADNKRONOS

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Antonio Picasso è stato intervistato da Adnkronos per presentare il suo saggio “Il grande banchetto. La geopolitica del cibo, il futuro dell’alimentazione”, dall’8 settembre in tutte le librerie. Leggi l’intervista qua sotto o direttamente sul sito di Adnkronos >>>

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In un momento storico in cui il controllo mondiale delle materie prime è tornato a essere la causa di crisi internazionali e di conflitti aperti, come il grano nella guerra russo-ucraina, il libro ‘Il grande banchetto‘ di Antonio Picasso, edito da Paesi Edizioni, in uscita l’8 settembre, anche in versione ebook, rappresenta una chiave di lettura per comprendere l’attuale scenario geopolitico.

“Nel libro – spiega l’autore all’Adnkronos/Labitalia – affronto il tema dell’alimentazione come un’emergenza geopolitica, economica e di sostenibilità. La domanda che mi sono posto è come faremo a sfamare una popolazione mondiale, in crescita esponenziale e come, al tempo stesso, saremo in grado di contenere il nostro impatto sugli equilibri ambientali. Al mondo siamo sempre di più. Consumiamo e produciamo rifiuti e scarti. Competere ha calcolato che, ogni giorno (2023), il pianeta deve produrre circa 20 trilioni di calorie per garantire alla popolazione mondiale una dieta sana ed equilibrata”.

“D’altra parte – spiega – desideriamo ridurre il nostro impatto sull’ambiente, sugli ecosistemi, sulle biodiversità. È una situazione paradossale che, anziché essere risolta, sta alimentando ulteriori frizioni e tensioni. Si è tornati a concorrere, in maniera anche conflittuale, sul controllo delle materie prime. Quello del grano e dei semi di girasole, nella guerra russo-ucraina, è l’ultimo esempio in termini di tempo”.

“La domanda di prodotti agricoli – fa notare – impatta sull’ambiente come o forse più di altre filiere produttive. Con le sue politiche green, l’Europa ha innescato una spirale virtuosa finalizzata a trovare un nuovo equilibrio tra uomo e ambiente. Tuttavia, le sue ambizioni rischiano di farci accelerare troppo rispetto ai nostri partner fornitori di commodity. Ricordiamoci che siamo pur sempre un’industria di trasformazione. Dobbiamo fare della sostenibilità̀ un fattore di libera concorrenza, in cui gli investimenti stanziati dall’Europa l’innovazione tecnologica delle nostre imprese permetta la crescita dei mercati più deboli. Al contrario, politiche protezionistiche e sovranismi sono barriere allo sviluppo, alimentano le diseguaglianze e generano quindi nuovi conflitti”.

“Ci sono Paesi come la Russia – avverte – che puntano ad aggiudicarsi l’egemonia sulla produzione di determinati prodotti. Le filiere delle materie prime agricole sono esposte da sempre a speculazioni. È successo subito dopo la pandemia e poi, ancora quando i mercati non avevano ripreso fiato, è arrivata la guerra. Grano e semi di girasole sono diventati improvvisamente rari e costosi. C’è chi come la Russia di Putin sta scommettendo su rincari e shortage per finanziare i propri progetti di egemonia commerciale. Ma Mosca non è l’unica a tentare queste operazioni”.

“Stiamo uscendo – osserva – da un’estate caratterizzata dall’impennata dei costi dei generi alimentari. La politica internazionale è tornata a pesare sulle tasche del consumatore. Alle inevitabili frizioni sociali, i governi reagiscono impulsivamente. Compiono scelte spesso populiste, accomunati dall’obiettivo di svincolarsi dalle dinamiche internazionali che ruotano intorno al cibo. Finora con pochi risultati e comunque non positivi”.

“Nella contraddittoria situazione di disuguaglianze in aumento le società più avanzate sono caratterizzate da una maggiore esposizione a patologie legate alla cattiva alimentazione. Quelle più in difficoltà sono invece vessate, oltre che dalla fame, dal consumo di alimenti di scarsa qualità. Il paradigma è in pratica: sei ricco quindi mangi junk food, sei povero quindi ti nutri di quello che capita. Il tutto connotato da un alto livello di spreco di cibo. Questo porta un aumento delle patologie legate alla cattiva alimentazione. Ecco che quindi si prevede una riduzione di quasi tre anni delle aspettative di vita nella prima volta nella storia”.

Cosa si augura l’autore per questo settore? Innovazioni tecnologiche e culturali puntano a rivoluzionare il modo in cui mangiamo: dalle app per le diete personalizzate alle farine di insetti. Il mondo del food sta cambiando a grande velocità. Dalla società alla singola persona hanno la possibilità di acquisita l’adeguata consapevolezza di quello che si mangia”.

“Non è solo una questione di informazione o di educazione – conclude Picasso – ma di vera e propria cultura alimentare, per prevenire e contrastare patologie e sprechi, quanto – al tempo stesso – rendere il cibo più sostenibile.

Per saperne di più leggi Il Grande Banchetto 

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