iFood: libertà di scelta e educazione alimentareL'IDEA DI COMPETERE

È in Libreria dal 1 Dicembre ed è stato presentato alla Camera dei Deputati il 7 Dicembre il nuovo libro di Pietro Paganini, “iFood: come sottrarsi all’ideologia alimentare?”, pubblicato da Guerini e Associati. Proponiamo un estratto riassuntivo del I e II capitolo che sono concentrati nella promozione della libertà di scelta. Nelle prossime settimane scopriremo gli altri capitoli di un lavoro corposo.

COSA SUCCEDE             

Stiamo affrontando una grave crisi nutrizionale da eccesso calorico che si manifesta in obesità, malattie non trasmissibili e una serie di patologie che hanno un impatto drammatico, oltre che costoso, per la società. Questo problema, strettamente legato ai cambiamenti climatici e alla nostra tendenza a sfruttare l’ecosistema, si sta intensificando.

Una coalizione elitaria, che comprende funzionari pubblici, scienziati, attivisti e filantropi, spinge per l’adozione di una «Dieta Universale» (o planetaria). Questo regime alimentare, creato artificialmente e progettato per l’intera popolazione mondiale, viene promosso attraverso metodi quali tasse di scopo, sistemi di etichettatura, guerre sante al cibo industriale e ultra-processato, campagne di comunicazione e una tipologia narrativa che sfiora la propaganda.

PERCHÈ È IMPORTANTE  

L’orientamento verso una Dieta Universale ha implicazioni significative. Parrebbe profilarsi come una soluzione efficace, se non fosse che le politiche attuali stanno emergendo come autoritarie, con pericolose conseguenze per noi cittadini. Esse minacciano la nostra libertà di scelta e promuovono un’uniformità dei consumi.
Questa «iPhonizzazione» della nutrizione – creare cibi che piacciono a tutti in un sistema di produzione centralizzato – limita la diversità e inibisce l’innovazione. La Dieta Universale, benché attraente per alcune grandi aziende, rappresenta una minaccia per i consumatori, la concorrenza e il mercato nel suo complesso. I pericoli sono molti e gravi:

  • Restrizione della libertà: ci viene imposta una dieta standardizzata, con la promessa di certi benefici ambientali e di salute, la quale, tuttavia, non considera i nostri caratteri peculiari e il nostro diritto di scegliere cosa mangiare, come e quando farlo.
  • Uniformità forzata: la diversità, sia nella dieta che nella cultura, è a repentaglio. I gusti e le preferenze individuali vengono soppiantati da un «sapore universale», destinando a morte certa le tradizioni alimentari locali.
  • Inibizione della conoscenza: le politiche paternaliste non promuovono l’educazione del consumatore, rallentando così la diffusione delle conoscenze. Il consumatore subisce quel che gli viene imposto attraverso messaggi semplificati.
  • Approccio deterministico e dogmatico alla scienza: si promuove una visione della scienza monolitica e indiscutibile, respingendo il metodo sperimentale.
  • Soppressione dell’innovazione: l’industria potrebbe perdere interesse nell’innovare e creare nuovi prodotti, se esistesse una «dieta perfetta», monopolizzata da poche grandi multinazionali.
COSA FARE     

La salute e la nutrizione dovrebbero riflettere la diversità e la specificità di ogni individuo. Dovrebbero fondarsi sulla scienza e garantire la libertà di scelta, invece di affidarsi a soluzioni universali imposte dall’alto.
È essenziale che decisori pubblici, scienziati e società civile non si chiudano in una setta, ma tengano il confronto aperto, allo scopo di adottare politiche pubbliche che considerino la malnutrizione nella sua complessità, con l’obiettivo primario di educare e tutelare la libertà di scelta dei consumatori.

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