Obesità: dalle politiche sul piatto alle politiche per il movimentoL'IDEA DI LUCA PIATER

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Con gli schermi che sostituiscono i parchi giochi e le scrivanie che prendono il posto degli spazi verdi, i livelli di attività fisica sono in calo – mentre l’obesità continua a crescere. Tuttavia, le politiche di salute pubblica si concentrano ancora prevalentemente su alimentazione, etichettatura e restrizioni, trascurando uno dei principali fattori dell’aumento di peso: l’inattività. Riequilibrare le strategie sull’obesità significa riportare l’attività fisica e lo sport al centro delle politiche di prevenzione.

L’obesità in numeri

L’obesità è oggi una delle principali sfide per la salute globale: interessa oltre 1 miliardo di persone nel mondo ed è associata a un numero crescente di malattie croniche.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in Europa il trend è chiaro e costante. Dal 1980, i tassi di obesità sono più che raddoppiati – passando dall’8% a quasi il 23% nel 2025 – mentre oltre la metà degli adulti è oggi in sovrappeso (spesso definito “pre-obesità”). Attualmente, il 51% degli europei di età pari o superiore a 16 anni rientra in questa categoria.

L’obesità deriva da una complessa interazione di fattori, tra cui predisposizione genetica, abitudini alimentari, condizioni socioeconomiche e ambientali. Tra questi, tuttavia, l’inattività fisica rappresenta uno degli elementi più rilevanti e al tempo stesso più sottovalutati.

Il problema della sedentarietà in Europa

Gli stili di vita sedentari sono aumentati progressivamente nel tempo. Negli anni ’90, circa il 20% degli adulti era insufficientemente attivo; negli anni 2000, la quota è salita al 30%. Oggi, oltre un adulto su tre(circa il 36%) è fisicamente inattivo.

Il problema emerge già in giovane età: nei primi anni 2000, circa il 60% dei bambini e adolescenti tra gli 11 e i 17 anni risultava insufficientemente attivo; oggi, questa percentuale ha raggiunto l’80%. Inoltre, secondo studi recenti, una larga maggioranza di adolescenti trascorre più di due ore al giorno davanti agli schermi, con percentuali superiori al 60-70% tra i 13 e i 15 anni.

Questa transizione verso stili di vita sempre più digitali non è neutra: sottrae tempo al movimento e allo sport, rafforza comportamenti sedentari e aumenta il rischio di obesità in tutte le fasce d’età.

L’attività fisica: l’anello mancante nel controllo del peso

Praticare regolarmente sport e attività fisica offre un’ampia gamma di benefici, sia fisici sia psicologici, fondamentali per mantenere un peso corporeo sano e uno stato di benessere generale.

Sport come calcio, basket, tennis o nuoto – insieme ad attività come corsa, ciclismo e allenamento in palestra – migliorano la salute cardiovascolare, sviluppano la massa muscolare e rafforzano le articolazioni. Un’attività fisica costante incrementa il dispendio energetico, favorisce l’equilibrio metabolico e contribuisce a regolare l’utilizzo e l’accumulo di energia.

Accanto agli effetti sul corpo, l’esercizio ha un impatto significativo anche sulla salute mentale. La pratica regolare è associata a livelli più bassi di stress, ansia e depressione, oltre a migliorare concentrazione, disciplina e umore. Gli sport di squadra, in particolare, aggiungono una dimensione sociale che può rafforza la motivazione e facilita il mantenimento nel tempo di uno stile di vita attivo.

Oltre le restrizioni: anche le politiche devono evolvere

Per affrontare l’obesità in modo efficace, le politiche devono superare l’approccio limitato a consumo alimentare, etichettatura e tassazione. Di fronte a un evidente e continuo calo dell’attività fisica, è necessario intervenire con decisione, a partire dal sistema educativo e dagli investimenti in infrastrutture che favoriscano il movimento.

L’inattività cresce soprattutto tra i giovani, in gran parte a causa dell’aumento del tempo trascorso davanti agli schermi. Per contrastare questo fenomeno, le scuole dovrebbero rafforzare il ruolo dell’educazione fisica e ampliare l’offerta di attività sportive, sia curriculari sia extracurriculari. Costruire abitudini attive fin dall’infanzia è essenziale per garantire benefici duraturi.

Parallelamente, gli investimenti in spazi pubblici – come aree pedonali, piste ciclabili, spazi verdi e aree ricreative all’aperto – possono rendere il movimento parte integrante della vita quotidiana. È altrettanto importante sostenere associazioni locali e programmi comunitari, affinché l’accesso all’attività fisica non dipenda dal reddito o dalla posizione geografica.

Affrontare l’obesità non significa solo modificare le abitudini alimentari, ma anche ripensare il modo in cui le persone vivono. Creare ambienti che favoriscano l’attività fisica non è una strategia complementare – è una condizione necessaria. Negli ultimi decenni il mondo è cambiato profondamente.  Le politiche dovrebbero fare altrettanto.

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