Grano, L’UE deve svoltare. Meno dipendenza, più concorrenza lealeDI ANTONIO PICASSO

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La commissione prova a correre ai ripari sul grano, ma i dazi annunciati non sono la risposta definitiva: siamo lontani dal risolvere il problema della vulnerabilità europea.

Articolo pubblicato su Il Riformista

Mario Draghi dice che l’Europa è vulnerabile. E ha ragione. Si guardi cosa è successo alla disponibilità di grano dallo scoppio della guerra russo-Ucraina in poi. Due anni fa, il timore iniziale di contrazione degli approvvigionamenti (shortage), che aveva innescato una spirale speculativa, si è rivelato fasullo. Adesso Bruxelles si è resa conto che di grano russo i cittadini europei ne mangiano ancora. Alimentando così la guerra di Putin, da un lato. Dall’altro, facendo concorrenza sleale alla produzione interna. Solo nel 2023, sono stati 4,2 i milioni di tonnellate, per un valore di 1,3 miliardi di euro, che l’Europa ha fatto entrare dalla Russia. Da parte sua, la Bielorussia ci ha venduto 610mila tonnellate (246 milioni di euro).

Ecco, la vulnerabilità sta proprio in questo. Per poter garantire ai suoi 450 milioni di cittadini una certa sicurezza alimentare, l’Europa dipende da forniture esterne, anche da chi non condivide i nostri stessi valori politici e tanto meno ambizioni ambientali.

Ora, la Commissione intende correre ai ripari. I dazi annunciati prevedono una tariffa di 95 euro per tonnellata su mais e grano russi, mentre altri prodotti sarebbero soggetti a un “dazio ad valorem” del 50%. È una mossa funzionale a raffreddare gli animi degli agricoltori polacchi e ungheresi. In parte anche italiani. Da qui il plauso di Coldiretti.

Però siamo lontani dal risolvere il problema della vulnerabilità europea. 

A metà gennaio scorso, a seguito dell’ok della Commissione, la filiera delle sementi si era illusa che la norma per le nuove tecniche genomiche (Ngt), in Italia note come Tea (Tecniche di evoluzione assistita) avrebbe aperto la strada a una serie di investimenti in ricerca e sviluppo, essenziali per la produzione, di cereali di qualità e resistenti alle malattie. Tuttavia, sia il provvedimento sulle Ngt sia quello sul Plant Reproductive Material, che dovrebbe regolamentare l’utilizzo di materiale riproduttivo delle piante, sono rimasti fermi nel trilogo e, visto il voto di giugno, è facile pensare che verranno rimessi alla volontà della prossima legislatura.

«La selezione vegetale ha dato in passato e continua a dare un rilevante contributo all’aumento della produzione agricola europea», ha detto Garlich von Essen, Segretario generale di Euroseeds, l’organizzazione cui fanno capo le imprese europee, ma non solo, che producono e fanno ricerca sulle sementi. Stiamo parlando di un settore che, dati della Commissione alla mano, è una voce primaria per le esportazioni europee, coprendo una quota del 20% del mercato globale per questi prodotti, con un valore tra i 7 e i 15 miliardi di euro. Von Essen spiega che, al clima di incertezza globale, questo vuoto legislativo non fa per nulla gioco agli agricoltori. «Per continuare a contribuire agli obiettivi del Green deal, abbiamo bisogno di un quadro normativo europeo chiaro, che consenta e promuova le innovazioni nel campo delle sementi e della selezione vegetale», ha dichiarato von Essen all’evento organizzato da Competere al Parlamento Europeo, intitolato Farm2Fork: Valutazione dei progressi e prossimi passi”.

Al netto delle proteste di piazza, i produttori di sementi fanno proposte chiare e concrete. Chiedono una legislazione aggiornata, che salvaguardi la concorrenza leale per i produttori e che garantisca agli agricoltori accesso a informazioni affidabili, a sementi di alta qualità, introducendo dove necessario procedure di controllo maggiormente armonizzate tra gli Stati membri. Piantare semi sani è necessario per coltivare raccolti sani e ridurre la diffusione di parassiti e malattie e ridurre il bisogno di pesticidi.  La salute delle piante è di fondamentale importanza per il materiale riproduttivo vegetale utilizzato per la produzione agricola. È una questione di sicurezza alimentare, sostenibilità, ma anche di tenuta dell’Europa come soggetto forte sul mercato globale. In una sola parola resilienza. Per quanto necessario quindi, non basta fare uno sgambetto a Putin.

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