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L’Italia è la culla della dieta mediterranea, ma il cibo resta materia esclusiva delle rubriche di costume e benessere. L’educazione alimentare diventi disciplina scolastica, con l’obiettivo di fare del “mangiar sano” un pilastro della sostenibilità.

UN’ALIMENTAZIONE SOSTENIBILE PER L’INDIVIDUO E PER L’AMBIENTE

Siamo tutti d’accordo che l’alimentazione rientri nel macroinsieme della sostenibilità: seguire una dieta approvata dagli studi medico-scientifici vuol dire acquistare e consumare cibi certificati come sostenibili, la cui etichettatura è esaustiva dell’origine dell’alimento, di come sia stato prodotto e del suo apporto calorico-nutrizionale. In sede di Unione europea, la strategia Farm to Fork mira proprio a trovare una quadra tra le esigenze del produttore agricolo e quelle del consumatore. Tuttavia, porzioni, corretti orari dei pasti, attività fisica per smaltire le calorie assunte restano alla mercé del singolo individuo che, se dispone di un amor proprio nel guardarsi allo specchio – il vecchio mens sana in corpore sana – porta a buoni risultati, altrimenti si è esposti a rischio di patologie tipiche delle società ultra consumistiche: obesità, malattie cardiovascolari, diabete.

LE MENSE SCOLASTICHE COME RISERVA DI CACCIA DELLA PA

Il problema invece andrebbe affrontato fin dalle più giovani generazioni. Ovvero coinvolgendo quei bambini che, nelle scuole italiane, notoriamente, non ricevono nemmeno un’adeguata educazione fisica. È triste infatti pensare come, nel Paese che si picca di essere la culla della Dieta mediterranea, le mense scolastiche restino riserva di caccia di appalti assegnati dagli Enti locali, sulla base di linee guida spesso antiquate, i cui elementi innovativi si limitano alla – comunque giusta – difesa di specifiche categorie: allergie e alle volte regole alimentari vincolate da quelle religiose. Dal punto di vista burocratico, si tratta di un mondo disciplinato al vertice dai Criteri ambientali minimi (Cam), emanati periodicamente dal Ministero della Transizione ecologica, senza che vengano interpellati i dicasteri della salute e dell’istruzione. Il tutto senza che davvero regioni ed enti sottostanti ne seguano le regole. Dall’inizio dell’anno, Competere ha monitorato oltre 80 gare in cui i capitolati non corrispondevano a quanto prescritto dai Cam. Il problema però va oltre le complessità della Pubblica amministrazione.

IMPARARE A MANGIAR SANO: PRIMO PASSO DELLA SOSTENIBILITÀ

Introdurre nelle scuole l’educazione alimentare, in qualità di disciplina di studi con tanto di applicazione – con la tavola della mensa trasformata in un ulteriore laboratorio di apprendimento – significa intervenire su un problema a due dimensioni. In termini di sostenibilità ambientale: alimenti certificati consumati fin dai primi anni. E di salute: il buon cibo come prevenzione alle malattie.

La credibilità è la nostra forza. La nostra visione al vostro servizio.

Pietro Paganini
Presidente, Competere
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