Nutriscore: la Commissione UE boccia l’etichettatura a semaforoCOMUNICATO STAMPA

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NUTRISCORE: LA COMMISSIONE UE BOCCIA L’ETICHETTATURA A SEMAFORO

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Nuovo rapporto del Joint Research Centre. Paganini: «La scienza lo dichiara inefficace. L’Ue si muova in favore della libertà del consumatore»

 

“Finalmente la Commissione Europea sconfessa il Nutriscore.” È questo il commento di Pietro Paganini leggendo il nuovo rapporto del Joint Research Centre (Jrc, il Centro di ricerca comune Ue), elaborato sull’inefficacia e la mancata solidità scientifica dell’etichettatura a semaforo. “Il nuovo studio conferma quanto la comunità scientifica dice da sempre: nessun dato ottenuto da esperienze della vita reale dimostra i presunti benefici del Nutriscore.”

Con l’aggiornamento delle rilevazioni sui sistemi di etichettatura nutrizionale, iI Jrc osserva che, effettivamente, i consumatori, specie quelli a basso reddito, preferiscano gli schemi semplici a colori, in quanto rapido mezzo per ottenere informazioni sulla composizione nutrizionale degli alimenti al momento dell’acquisto. “Ma il punto 4 delle conclusioni dello studio è chiaro”, aggiunge Paganini. “Potrebbe esserci un gap tra i sistemi di etichettatura nutrizionale, che i consumatori dicono di preferire, e quelli che realmente li aiutano a prendere decisioni informate per una nutrizione migliore.”

Negli anni abbiamo raccolto lo statement contrario di buona parte della comunità scientifica internazionale. «Ben 323 scienziati e 19 associazioni medico-scientifiche che si sono espressi ufficialmente contro lo schema a semaforo».

All’inefficacia si aggiunge l’anacronismo del Nutriscore. “I nuovi risultati della ricerca e le nuove applicazioni tecnologiche indirizzano la nutrizione verso diete personalizzate”, spiega ancora Paganini. “I benefici di una dieta dipendono da molti fattori, legati alla singola persona: stile di vita, genetica, le relazioni sociali, etc. Questo prospetto associato all’evoluzione tecnologica ci consente di elaborare diete personalizzate all’istante sulla base di chi siamo e come ci sentiamo in un preciso periodo della nostra vita. Al contrario, per il Nutriscore siamo tutti uguali e reagiamo allo stesso modo a ingredienti presunti pericolosi. Sui grassi saturi, per inciso, la scienza è divisa e sta rivedendo le sue posizioni assunte in precedenza.”

Già in passato, il nostro Comitato Scientifico aveva sottolineato che la presunta idoneità del Nutriscore a migliorare la dieta dei consumatori nasce da lavori basati su modelli matematici applicati a posteriori su rilevamenti epidemiologici già esistenti. Oggi il Jrc conferma appunto che nel contesto della vita reale non si è prodotta alcuna evidenza a supporto di tale idoneità. Malgrado i frequenti tentativi dei suoi promotori di accreditarne le basi scientifiche, nessuno studio è in grado di dimostrare una dinamica di causa-effetto, né conferma che l’utilizzo del Nutriscore possa avere conseguenze positive per la salute dei consumatori.

“A questo punto bisogna capire perché la stampa internazionale continui a diffondere informazioni non corrette, senza che giunta una smentita dalla Commissione.”

Alla luce di questo fraintendimento tra istituzioni e media, auspichiamo un ulteriore sforzo dall’Unione europea a difesa della libertà di scelta del consumatore. “Con il Nutriscore, di nuovo lo scienziato dello Stato pretende di sapere cosa sia giusto o sbagliato per ciascuno di noi. La Commissione dovrebbe preoccuparsi dei benefici e delle minacce legate alle diete personalizzate. È facile immaginarsi infatti le conseguenze di un algoritmo elaborato appositamente per me che pretende di stabilire ciò che mi serve, a livello energetico in un certo momento, attraverso software e device digitali. Chi detiene l’algoritmo, di chi sono i dati, chi li controlla? C’è il rischio che la mia dieta subisca interessi commerciali? Sono interrogativi che il legislatore dovrebbe porsi, prima di applicare uno schema di facile impatto comunicativo, ma approssimativo dal punto di vista scientifico.”

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